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A Long Journey Military in the Eastern Alps (1968-69)
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A Long Journey Military in the Eastern Alps (1968-69)

 
A Long Journey Military in the Eastern Alps (1968-69)

Page Type: Trip Report

Location: Venices and Friuli Venezia Giulia, Italy, Europe

Lat/Lon: 46.62044°N / 12.30558°E

Object Title: A Long Journey Military in the Eastern Alps (1968-69)

Date Climbed/Hiked: Nov 30, 0000

Activities: Hiking, Mountaineering, Trad Climbing

Season: Spring, Summer, Fall, Winter

 

Page By: OsvaldoCardellina

Created/Edited: Jan 6, 2015 / Feb 20, 2015

Object ID: 926619

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Dolomites & Julian Overview



But you can tell that they never Mountains climbs and even views? Maybe yes, maybe no, because you have to talk about things and situations that do not know directly. Then it is necessary to rely on old stories, notes, albums, and if you are lucky, the existence of a Diary Mountain. This work can, thanks to these factors, arise recounting the journey and the reports of two boys, now over 45 years are gone. Almost half a century, yet it seems that it was yesterday when returning from a license from military service told me of their ascents. Until that fateful Monday, September 29, 1969 when it disappeared kidnapped by the Mountain. Yet until a few hours before we were together. A recount hopes and illusions. Of youth. There is no other goal than to revive their emotions in a trip aimed to the one from 1968 and the other for the following year, when both themselves carrying out their military service. A must for those times but also for those who loved the mountains, the opportunity to learn about almost all the Alps, at least that of the Italian side, which otherwise could hardly achieve. For many it was so, even for the most famous mountaineers; for others it is still nowadays. So also was the case for previous generations just waiting military service to be able to leave the house and "look out" on the world and see something new. When they were not qualified for the same crying for the sorrow of being reformed. Then, perhaps, sent them to War. That war, especially in the First World, has left a lot of great tracks on the entire Alpine region, but especially in this area on the border with Austria and further on to the Carnic Julian Alps, up to Gorizia, Udine, Trieste. Here mountains have, as often happens in Aosta Valley on the border with France Switzerland, a double name; but also inland areas, often because history has changed the boundaries by mixing the Poputations. But the mountains were always there, where they were and where they are, in spite of the ideas and moods of men and their flags, which change to how the wind blows. Easy then return to times, places, people and situations that a small, crumpled photograph returns to a time, seemingly far away. A journey that seems yesterday, but that is very relevant even today. Then you can travel in time? And certainly do not need even a lot of Fantasia. Just follow the tracks ... We, however, the Alps to know from the books of History and Geography synthesizing all as recited the "Supreme Poet" (Dante Alighieri) or Ma-Con-Gran-Pena-Le-Re-Ca-Giù ie "But With The Big Penalty Goes Down" (Maritime-Cottian-Graian-Pennine- Lepontine-Rhaetian-Carnian-Julian).




"Pelmo"

by Ilario Antonio Garzotto


Ma si può raccontare di Montagne che non si sono mai salite e neppure viste? Forse che si, forse che no, perché bisogna parlare di cose e situazioni che non si conoscono direttamente. Allora é necessario affidarsi a vecchi racconti, appunti, albums e, se si ha fortuna, all'esistenza d'un Diario di Montagna. Questo lavoro può, grazie a questi fattori, sorgere raccontando il viaggio e le relazioni di due ragazzi, che ormai da oltre 45 anni non ci son più. Quasi mezzo secolo, eppure sembra che fosse ieri, quando tornando da una licenza dal servizio militare mi raccontavano delle loro ascensioni. Fino a quel fatidico Lunedì 29 Settembre 1969 quando scomparvero rapiti dalla Montagna. Eppure fino a poche ore prima eravamo insieme. A raccontar speranze ed illusioni. Di gioventù. Non esiste altro obiettivo che quello di far rivivere le loro emozioni in un viaggio rivolto per l'uno al 1968 e per l'altro all'anno successivo, quando entrambi espletavano il loro servizio militare. Un obbligo per quei tempi ma anche, per chi amava le montagne, l'opportunità di conoscere quasi tutto l'arco alpino, almeno quello del versante italiano, che altrimenti ben difficilmente potevan realizzare. Per molti é stato così, anche per gli alpinisti più famosi; per altri lo é ancor oggigiorno. Così era avvenuto anche per le generazioni precedenti che aspettavano solo il servizio militare per potere uscire di casa ed "affacciarsi" sul mondo e veder qualche cosa di nuovo. Quando non venivano abilitati per il medesimo piangevano per il dispiacere d'esser stati riformati. Poi, magari, li mandavano a far la Guerra. Quella guerra che, soprattutto nella Prima Mondiale, ha lasciato un'enormità di tracce su tutto il fronte alpino, ma in modo particolare in questo settore al confine con l'Austria e più in là verso le Alpi Carniche e Giulie, fino a Gorizia, Udine e Trieste, verso la Slavia del Sud. Qui le montagne possiedono, come spesso succede anche in Valle di Aosta sui confini con la Francia e la Svizzera, un doppio nome; ma anche nelle zone più interne, perchè spesso la Storia ha cambiato i confini mischiando le Popolazioni. Ma le Montagne sono rimaste sempre lì, dove si trovavano e dove si trovano ancor oggi, a dispetto delle idee e degli umori degli uomini e delle loro bandiere, che cambiano per come tira il vento. Facile quindi tornare a tempi, luoghi, uomini e situazioni che una piccola e sgualcita fotografia restituisce ad un tempo, solo apparentemente molto lontano. Un viaggio che sembra di ieri, ma che é attualissimo anche oggigiorno. Allora si può viaggiar nel Tempo Passato? Certamente e non c'é bisogno neppur di molta Fantasia. Basta seguire le tracce ... Noi invece le Alpi le conoscevamo dai libri di Storia e Geografia sintetizzando il tutto come recitava il "Sommo Poeta", ovvero Ma-Con-Gran-Pena-Le-Re-Ca-Giù (Marittime-Cozie-Graie-Pennine-Lepontine-Retiche-Carniche-Giulie).




"Ago di Villaco"

by Ilario Antonio Garzotto




From Pizzo Badile in Central Alps

This trip starts in the West, down to the East to end permanently to the West. Starting from Mont Blanc is addressed to Monte Rosa and then, crossing Lepontine with Monte Leone and Rhaetian or Rätische Alpen with Bernina, Ortles and Adamello, reaches the Dolomites; a name not included in the division "classic", like a body of its own. And indeed it is, if only for the type of its rock. Remains between Pizzo Badile, perhaps true watershed between the granite of the West and the East of dolomite; at the bottom of the karst phenomena down to Mount Kanin, Trieste and the Adriatic Sea. There are mountains that mark a field: the Argentera at the beginning of the Alps on the Ligurian Sea, the King of Cozie Monviso, Gran Paradiso representing Graian which also belongs to the Mont Blanc. His Majesty, however, makes pretend not belong to this "people commoner". He is the King of Europe and just, the highest of all, making him smile Elbrus. Then from Pennine with Combins, Matterhorn and the various Summit of Rosa Chain is directed on the watershed between Italy and Switzerland, that soon gives the step towards Austria. It ends with a "low level" between 2000/2500 metres on the border with Slovenia, ex Yugoslavia, with these mountains sad and desolate but certainly fascinating and "mysterious". Then the sea "delete" the mountains and away to the Orient.
To the sacred Mount Olympus, Home of the Gods.




"Pizzo Badile Summit"

by Gianni Junod


Questo Viaggio inizia ad Ovest, scende ad Oriente per finire definitivamente ad Occidente. Partendo dal Monte Bianco s'indirizza al Monte Rosa e poi, attraverando le Alpi Lepontine col Monte Leone e Retiche o Rätische Alpen con Bernina, Ortles ed Adamello, raggiunge le Dolomiti; un nome non compreso nella divisione "classica", quasi fosse un corpo a sé stante. Ed in effetti lo é, se non altro per la tipologia della sua roccia. In mezzo stà il Pizzo Badile, forse vero spartiacque tra il granito dell'Ovest e la dolomia dell'Est; in fondo i fenomeni carsici giù fino al Monte Canino o Kanin, Trieste ed il Mare Adriatico. Ci sono delle montagne che segnano un settore: l'Argentera all'inizio delle Alpi sul Mar Ligure, il Monviso Re delle Cozie, il Gran Paradiso che rappresenta le Graie alle quali appartiene pur il Monte Bianco. Sua Maestà però fà finta di non appartenere a questo "popolo plebeo". Lui é il Re d'Europa e basta, il più alto di tutti, facendo sorridere l'Elbrus. Poi dalle Alpi Pennine con i Combins, Cervino e le varie Sommità del Monte Rosa la catena si indirizza sullo spartiacque tra Italia e Svizzera, che presto cede il passo all'Austria. Si termina a "basso livello" tra i 2000/2500 metri sul confine con la Slovenia, ex Jugoslavia, con queste montagne tristi e desolate ma certamente affascinanti e "misteriose". Quindi il mare "cancella" le montagne e le allontana vers'Oriente.
Fino al sacro Monte Olimpo, Sede degli Dei.




"Pizzo Badile Summit"

by Fausto Lorenzi


Slowly Eastward to Monte Canino or Kanin. In this long tour in the Alps we reach the Monte Canino, in the mind of persons very old for a famous song of the "Alpini" on troops trains that led them to the Front in 1915-18. As if they were transported to another planet, far away from their land and families. The ends of the world, perhaps never to return. Down there where the Alps, now "tired" bend to the North going to die in the sea. An extreme edge of ground Italian, defended sacrifice and heroism, now so distant in time to appear as incomprehensible to the present generation. The end of a long journey on the Alps once coveted also by the Greats (see "Le Mie Montagne") by Walter Bonatti, Zanichelli Edit. 1961) Mountaineers; they also had to do the same thanks to the logistical and economic support made available by the Italian Army. A rare and unique opportunity to learn about the Alps, because then money to spend there were not easily and this was the only way to visit Italy and, for lovers of the Mountain, know the Alps. For both "Dolomites Climbers" that, starting from the Three Peaks, wanted to know the glaciers of Mont Blanc, both for the "Westerners" who wanted to go climbing on vertical Northern Walls of the Three Cime also "Drei Zinnen", the Civetta and the Southern Faces of the Marmolada or Tofana Rozès. An old controversy that opposed them on the supremacy of the "Art of Climbing", which no longer has any meaning.Himalayas, Karakoram and Patagonia have silenced all, completely diverting interests, now almost exclusively aimed at them. But for many boys this was and still is a great starting point, a springboard to more distant Adventures, once unreachable and unimaginable.




"Monte Antelao"

by 119a Military Company BTG "L'Aquila"


Lentamente verso Oriente fino al Monte Canino oppure Kanin. In questo lungo tour nelle Alpi si raggiunge il Monte Canino, nella mente di persione molto anziane per una celebre canzone degli Alpini sulle tradotte che li conducevano al Fronte nel 1915-18. Come se fossero trasportati in altro pianeta, lontano dalle loro terre e dalle famiglie. In capo al Mondo, magari per non più ritornare. Laggiù dove le Alpi, ormai "stanche" piegano a Settentrione andando a morir nel mare. Un lembo estremo di terra italiana, difeso con sacrifici ed eroismi, ormai così lontani nel tempo da apparir come incomprensibili alle attuali generazioni. Il termine d'una lunga traversata sull'arco alpino una volta molto ambita anche dai Grandi (vedi "Le Mie Montagne" di Walter Bonatti, Edizione Zanichelli 1961) Alpinisti; anche loro avevano dovuto effettuare la stessa grazie all'appoggio logistico ed economico messo a disposizione dall'Esercito Italiano. Una occasione più unica che rara per conoscer le Alpi, anche perché allora "sghei" da spender facilmente non ce n'erano e questa era l'unica maniera di visitar l'Italia e, per gli amanti della Montagna, conoscer le Alpi. Sia per i "Dolomitisti" che, partendo dalle Tre Cime di Lavaredo, volevano conoscere i ghiacciai del Monte Bianco, sia per gli "Occidentalisti" che volevano andare ad arrampicare sulle verticali Pareti Nord delle Tre Cime o "Drei Zinnen", del Civetta e sulle Meridionali della Marmolada o della Tofana di Rozès. Un'antica polemica che li contrapponeva sulla supremazia dell'"Arte Arrampicatoria", che oggi non ha più senso alcuno. L'Himalaya, il Karakorùm e la Patagonia han messo a tacere tutti, dirottando completamente gli interessi, ormai quasi esclusivamente rivolti a loro. Ma per molti ragazzi questo é stato e lo é tuttora un ottimo punto di inizio, un trampolino di lancio verso più lontane Avventure, una volta non raggiungibili e neppur immaginabili.

CIMA GRANDE di LAVAREDO with badweather 1968
 
A Long Journey Military On Cima Grande Lavaredo 1968
 
A Long Journey Military Lavaredo Cima Grande 1968
 


Cima Grande of Lavaredo, by self-timer




From "Mountain Diary 1964-69" by Ilario Antonio Garzotto




1968

CAMPAING since GENUARY 25th until SEPTEMBER 13th, 1968

Punta Ilario Antonio Garzotto
A Long Journey Military Torre Grande di Averau 1968
Sella s Towers 1968
A Long Journey Chapel near Laghi d Olbe Refuge 1968
Guidebook Dolomiti Orientali Vol. I Parte II


Torre Grande di Averau, Torri del Sella and Laghi d'Olbe Chapel & Refuge


Celso Gilberti Refuge
(1850 m) winter military gear with back very fast because of the heavy rain, really strong: "La "Naja" mi ha portato in Friuli, all'8° Alpini. Così comincio un pò a conoscere queste zone così lontane dalla "mia" Valle. Il Gilberti é la meta di una marcia della 76a CP. del BTG "Cividale". E' stata, devo ammetterlo, una delle pochissime marce che mi abbiano divertito (grazie anche al Cap.no Merlati che non ci ha fatto "trovar lungo"). Giornata bella, ma freddo intenso."; January 25th, 1968.
Guglia De Amicis: "Via Dulfer": "Solero Ninetto, Cefis A., Garzotto I. Partiamo da Sappada (dove l'8° mi ha inviato per dirigere il Corso Esploratori di Brigata) Alle 11.15 siamo a Misurina. Alle 12.00, dopo brevi preparativi, siamo all'attacco della Guglia. Il primo tiro di corda é poco impegnativo: procediamo su una cengia che conduce dalla Parete N. alla Est (3°). Ci innalziamo poi per la via aperta da Dulfer. Dopo 1om. però Augusto rinuncia: per calarlo perdiamo 45 minuti (12.15 - 13.00). Una placca esposta e verticale é il primo ostacolo (4°). Ne segue un altro costituito da una breve traversata verso il centro della parete e da un'altra paretina con piccoli appigli (4°). Siamo così sulla cengia che sostiene il cocuzzolo terminale. Superiamo un passaggio di 5° (piccolo tetto) e poi, per crestina facile ed aerea, siamo in vetta (14.30). La discesa sul lato O. é veloce e giungiamo presto sul ghiaione. La salita é stata resa difficile da un freddo notevole (rendeva insensibili le mani in breve tempo, non consentendo l'uso di piccoli appigli). inoltre cadeva anche un leggero nevischio. Era questa la prima volta che salivo una guglia dolomitica e, il farlo da capo-cordata, mi ha dato molta gioia."; May 01.
I° ("Camini Via") and II° Torre del Sella
through "Crack/Chimney" (2533 m; 2597 m) and traverse to Torre Grande di Averau (2350 m), by the Chimney of South Face; with gorgeous weather and for then "discovering" in descent true Way: "Alp. Carpani C., STen. Garzotto I. Fuggiamo da Sappada alle 5.30. Nonostante le frequenti fermate, giungiamo al Passo Sella alle 9.00 (superando il Falzarego ed il Pordoi). Ci cambiamo (io ho viaggiato in diagonale) e alle 9.15 c'incamminiamo verso la 1a Torre di Sella. Superiamo un tratto di sentiero e siamo all'attacco. Nonostante un errore iniziale alle 10.15 siamo in Vetta (per la "Via dei Camini"). Dopo breve sosta ripartiamo diretti alla 2a Torre. Saliamo per una spaccatura - camino molto divertente e alle 11.00 siamo in Vetta (11.00). Ci riposiamo poi andiamo alla forcella che porta alla 3a Torre (12.00). Rinunciamo però a proseguire, perché dovremmo scendere un tratto strapiombante e ghiacciato di 50 m. e la corda per la doppia non é sufficiente. Inoltre nel canalone cadono in continuazione slavine e sassi. Così torniamo alla macchina verso il Falzarego (14.30). Comperati i viveri, torniamo verso il Falzarego. Da poco sotto questo passo iniziamo l'avvicinamento alle Torri di Averau. Vogliamo salire la Grande. Però non sappiamo dove inizi la Via Normale. Attacchiamo così il lato Sud. Superiamo un camino (3°-) che porta, attraverso un cunicolo, ad un grande ballatoio. Di qui proseguiamo su un tratto difficile (4°- 2 chiodi già infissi). Traversiamo su corde fisse, superiamo un lungo camino ghiacciato e siamo in Vetta. Scopriamo poi scendendo dove passa la Normale. Alle 21.20 siamo a Sappada. Tempo splendido."; May 24th, 1968.
Olbe Lochs Refuge (2164 m), military gear with rapid return because the pouring rain: "Corso Esploratori 1°/C/68. Si é trattato di una marcia. Dalla Caserma "Fasil" partiamo alle 6.00. alle 9.00 siamo già alla meta, ai piedi della bella Cresta del Ferro. Il ritorno é velocissimo, poiché piove a dirotto."; June 04th, 1968.

7 Various Authors (By Ilario ... Piccola di Lavaredo 1968
A Long Journey Military Cima Grande North Wall 1968
Lavaredo: Grande Piccola Frida & Piccolissima 1968
A Long ... Cima Piccola & Piccolissima di Lavaredo 1968
A ... Lavaredo Punta Frida & Cima Piccolissima 1968


Cima Grande di Lavaredo and Others


Cima Grande di Lavaredo
(2998 m), by Southeast Crest and South Face: "Alp. Carpani C., STen. Garzotto I. Alle 12.15 siamo al Rifugio Auronzo, dove, circondati dalla nebbia e sotto la pioggia, ci cambiamo per iniziare l'avvicinamento (che dura un'ora: 12.30 - 13.30). Arrivati alla forcella tra le Cime Piccola e Grande ci leghiamo e (13.30) iniziamo a salire un facile tratto. Indi un canalone di ghiaccio e una lunga fascia di rocce friabili e bagnate ci impegnano un poco. Traversiamo poi verso la vera parete Sud (finora eravamo saliti per il Crestone S-E). Poi per facili cenge e sfasciumi procediamo "in conserva". Ora inizia una bufera di neve. Uno speroncino, un camino difficile per l'acqua e il ghiaccio, un tratto di rocce esposte e bagnate sono gli ultimi ostacoli. Sotto uno strapiombo, riparato dal bento e dalla neve "facciamo su" la corda. Poi cenge e rocce friabili. Saliamo l'ultimo tratto. Alle 16.00 siamo in Vetta. Dopo breve sosta scendiamo (per la lunga e complicata via di salita, ricca, per fortuna, di segnali e omini di pietra). Circondati da una fitta nebbia. Alle 19.00, in forcella, ci sleghiamo. Alle 19.45 partiamo dal rifugio. Siamo a Sappada alle 21.15."; June 08th, 1968.
Antonio Berti Refuge
( m), with front Groups of Popera, Cima Undici, Croda Rossa: "108a CP. BTG. "L'Aquila". Siamo al Campo Estivo. Sotto una leggera pioggia andiamo da Selva Piana al rifugio in 45 minuti. Davanti a noi sono i Gruppi del Popera, Cima Undici, Croda Rossa. Inoltre si vede bene il Passo della Sentinella."; June 15th, 1968.
San Marco and Pietro Galassi Shelters (m. ), adventurous ride in the rain: "Cap.no Bagna, STen. Garzotto. Vi passiamo, per sbaglio, recandoci al Rif. Galassi. Alle 24.00 ce lo troviamo davanti senza sapere di cosa si tratti. Al Galassi giungeremo alle 2.15 del 20 Giugno, sotto la pioggia."; June 19th, 1968.

7 Authors (By Ilario ... Descending from Antelao 1968
Nearly Various B&W Authors (By Ilario) Antelao 1968
All Frozen (Tuttogelato) Antartica? No Marmolada 1968
Nearly 7 Authors in B&W (By Ilario) To Marmolada 1968
Dolomiti Orientali Guidebook


Monte Antelao, P. Cosi Bivouac, Marmolada Punta di Rocca


Monte Antelao
(3.263m): N-NW Ridge (First ascent in this season): "Il mattino dovevamo andare in ricognizione sull'Antelao, ma nebbia, neve, bufera e sonno (siamo andati a dormire alle 3.00 di mattina) ce lo avevano impedito. Nel pomeriggio però il tempo si mette al bello, così, dopo aver cacciato e catturato un agnello, decidiamo di partire. Alle 14.15 ci incamminiamo. Saliamo per un sentierino, un nevaio molto ripido e siamo alle prime facili rocce (16.00). Le superiamo e proseguiamo poi fino in Vetta per la Cresta N-NO. Le uniche difficoltà sono rappresentate dalla neve abbondante e dal tratto che va dall'Antecima alla Cima (tratto formato da una finissima cresta e da uno scivolo di neve). In vetta sostiamo dalle 18.45 alle 19.00. Alle 20.40 siamo al Galassi. E' stata la prima ascensione stagionale all'Antelao."; June 21th, 1968.
Piero Cosi Bivouac and Antelao Antesummit
, equipping the way for the troops of "Alpini" and waiving the Summit due to bad weather: "119a CP BTG L'Aquila. Ripetiamo l'itinerario del 21 Giugno, soltanto che stavolta saliamo con tutta una Compagnia Mortai. Dobbiamo attrezzare più punti. La fatica é notevole. Al Bivacco Cosi, in corrispondenza dell'Antecima dell'Antelao, ci fermiamo: torniamo indietro perché il tempo cambia. Lungo é il lavoro per disattrezzare la via."; June 22th, 1968.
Marmolada Punta di Rocca
(3.309m), by Normal Via with more direct route on glacier towards the small rocks in terminal part: "Il ghiacciaio é bello e facile. La giornata é magnifica. La neve é molle e si sprofonda abbastanza. Saliamo per una via più diretta di quella solita. Arrampichiamo sulle roccette che formano la Vetta e, alle 11.15, la Vetta é raggiunta. Scattiamo alcune foto. Alla base delle rocce consumiamo un frugale pasto. In 45 minuti siamo di nuovo al rifugio."; June 25th, 1968.
Marmolada Punta di Rocca (3.309m), by Normal (repetition): "Andiamo a piedi fino al rifugio. Di qui, seguendo l'itinerario del giorno precedente, saliamo di nuovo alla Pta di Rocca. Attrezziamo per la Compagnia l'ultimo tratto. Ci visita il Colonnello Nerio Bianchi. Prima di Mezzogiorno, disattrezzata la via, scendiamo."; June 26th, 1968.
Pizzo Collina
(2.691m), by Normal from Marinelli Refuge in Bos Valley: "Alle 5.30 partiamo verso il Rif. Marinelli (7.30). Di qui, traversando un vallone ampio, raggiungiamo il sentiero di guerra che sale al Pizzo Collina. In realtà non é un'ascensione che stiamo facendo, ma una ricognizione per la "Manovra del Marinelli". Siamo già da quattro giorni a Plan di Val di Bos per questa manovra, e ogni giorno abbiamo dovuto venire fino alle pendici di questo benedetto Pizzo Collina (1500 metri di dislivello al giorno). Oggi però non ci fermiamo sulle pendici, ma, un passo dopo l'altro, nonostante la neve caduta e la pioggia che ci tiene compagnia, alle 12.05 siamo sulla Vetta. Scendiamo subito, poiché fa freddo e siamo tutti bagnati. Inutile é parlare di panorami ... Andiamo a dormire prestissimo: domani il Pizzo ci attende di nuovo."; July 22th, 1968.
Pizzo Collina
(2.691m), by Normal Route with repetition of the route of the previous day, always for the "Operation of Marinelli": " ...il Pizzo ci attende di nuovo."; July 23th.

Nearly 7 Various (By Ilario) Cima del Vallone 1968
Nearly 7 Authors in B&W (By Ilario) Cime Castrein 1968
A Long Journey Military Ago di Villaco Summit 1968
A Long ... Campanile di Villaco by South Couloir 1968
Near ... 7  Authors (By Ilario) Campanile di Villaco 1968


Refuge Guido Corsi & Cima del Vallone, Cime Castrein and Campanile di Villaco


Refuge Guido Corsi
with bad weather towards Forcella del Vallone, Bivouac C.AI. Gorizia (1950m), Cima del Vallone (2368m): "Alp. Cavaciutti, Santandrea, Crivelli, Petrucci, Salvatori, Capno Falcone, STen. Garzotto. Ci troviamo al Rif. Corsi per il 17° Corso Alpinistico di Brigata. Il 9° Gruppo, cui io appartengo come Aiuto-Istruttore, deve salire, dato il tempo incerto, alla Forcella del Vallone. Grazie alle mie insistenze, però, oltre che in Forcella, ci rechiamo anche al Biv. C.A.I. di Gorizia (da dove non vediamo, purtroppo, nulla!) e sulla Cima del Vallone (facile arrampicata su sfasciumi). Purtroppo nebbia e pioggia ci tengono compagnia."; August 30th, 1968.
Cime Castrein
(2.502m), by Normal Route from C.AI. Gorizia Bivouac and through the Lavinal dell'Orso Collar (2.158m) towards Mosé Collar (2.271m). Unfortunately drizzling and from the Summit did not enjoy any show: "E' Domenica. Nel pomeriggio, non sapendo che fare, Adolf ed io, di soppiatto, andiamo a farci un giretto. Ci rechiamo alla Forcella Lavinal dell'Orso (2138). Di qui risaliamo i pendii che portano alle Cime Castrein. Purtroppo pioviggina e dalla Vetta non si gode alcuno spettacolo. Scendiamo poi alla Forcella Mosé (m. 2.271) e di qui al Campo Base. Per fare il lungo giro abbiamo impiegato 3 h e 30 minuti."; September 01th, 1968.
Jôf Fuàrt
(2.666m), by Direct Via on South Wall: "Quando partiamo dal Rif. Corsi il soleé splendente: non c'é una nuvola in cielo. Superiamo il sentiero che porta all'attacco. Facciamo gli opportuni preparativi e poi iniziamo a salire. La salita non é difficile: al massimo sarà di 3°. Siamo a metà della prima fascia di rocce, quando incomincia a piovere a dirotto. Ormai siamo tutti bagnati e, raggiunta la "Cengia degli Dei", invece di tornare (essa é una ottima scappatoia) continuiamo a salire. Le rocce che ci separano dalla Vetta ci impegnano soltanto perché sono bagnate. E' piacevole però posare le mani su di esse, poiché i numerosi rigagnoli penetrano, attraverso le maniche, lungo tutto il corpo, uscendo dalle scarpe. In vetta scattiamo alcune foto, poi scendiamo di corsa, non vedendo l'ora di metterci abiti asciutti."; September 04th, 1968.

Ago di Villaco in clouds 1968
Near ... 7 (By Ilario) Torre della Madre dei Camosci 1968
Torre Madre dei ... Innominata & Cima di Riofreddo 1968
Nearly ... (By Ilario) Torre della Madre dei Camosci 1968
Nearly Seven (By Ilario) Innominata Summit 1968


Ago di Villaco, Torre della Madre dei Camosci, Innominata and Cima di Riofreddo


Ago di Villaco (2.050m), by South Edge through a short and easy but exposed climbing and comforted by beautiful weather: "Ten. Bonvicini Italo, STen. Garzotto I. Dato che il tempo é bello decidiamo di fare questa divertente ascensione. Attacchiamo, alle tre pomeridiane, per facili rocce. Facciamo poi una breve traversata e ci innalziamo per una fessura molto difficile (4°- 3 chiodi già infissi); poi l'arrampicata, esposta ma facile (3°), ci porta in breve in Vetta (16.05)."; September 06th, 1968.
Campanile di Villaco
(2.247m), by Southern Couloir: "Attacchiamo la via (che ha difficoltà massime di 3°) alle 8.30. Saliamo le facili rocce che portano alla forcella tra Ago e Campanile. Qui traversiamo verso Ovest. Superiamo il lungo canalone sopra questa e giungiamo ad una comoda cengia. Di qui, attraverso un camino stretto e un'ultima placca impegnativa, arriviamo ben presto sulla comodissima e larga Vetta (11.30). Scattate le foto di rito, scendiamo."; September 09th, 1968.
Torre della Madre dei Camosci
(2.503m), by gully between Tower/Innominata: "16° Gruppo (STen. Garzotto). Avendo dovuto assentarsi un Istruttore, mi ordinano di guidare il suo Gruppo (16°) per le prossime ascensioni. Oggi dobbiamo salire questa facile Vetta. Alle 9.00 iniziamo a risalire il canalone fra Torre e Innominata, cercando spesso le difficoltà per divertirci. Alle 11.00 siamo già in Vetta. Il panorama merita di essere osservato a lungo. Poi, lentamente, iniziamo la discesa..."; September 10th.
Innominata
(2.463m), through Riofreddo Collar-South Wall of Cima di Riofreddo traverse-"Cengia degli Dei" and a couloir in final part, in a day of dense fog with occasional cloudy. Same way downhill: " 16° Gruppo. E' una salita facile. Saliamo alla Forcella di Riofreddo percorrendo il Sentiero Cavalieri. Traversiamo poi tutta la Parete Sud della Cima di Riofreddo lungo la "Cengia degli Dei". Risaliamo il canalone fra Innominata e Riofreddo, superiamo la placca (facile, anche se un pò esposta) che ci divide dalla Vetta e l'ascensione ha termine. La nebbia é fitta, ma il sole ogni tanto fa capolino tra le nubi. Scendiamo per la stessa via seguita in salita."; September 11th, 1968.
Jôf Fuàrt
(2.666m), by Standard Via accompanying the Major Cismondi of the troops Alpine, on a day that quickly changes from time very nice to another with very strong wind and clouds: "Magg.re Cismondi, STen. Garzotto. Il Maggiore Cismondi mi incarica di accompagnarlo per questa elementare ascensione. Partiamo alle 8.30. Alle 10.30, nonostante le frequenti fermate, siamo sulla Vetta. Il tempo, bellissimo alla partenza, si é via via guastato ed ora il cielo é coperto di nubi. Il vento é fortissimo e fa anche freddo. Scriviamo i nostri nomi sul Registro di Vetta, poi scendiamo in fretta. Alle 12.00 siamo al rifugio."; September 13th, 1968.

A Long Jour ... Jôf Fuàrt Direct Via on South Face 1968
JOF FUART South Direct with Rainstorm 1968
Gilberti Shelter at Monte Canino with 76a Comp. CIVIDALE BTG Genuary 25th, 1968
7 ... (By Ilario ... Julian Alps Monte Canino Group 1968
A Long Military ... Monte Canino or Kanin Group 1968


Jôf Fuàrt, Celso Gilberti Refuge & Monte Canino also Kanin Group



A little 1969 from "Mountain Album 1964-69" by Gianni Junod




"On Cima Grande di Lavaredo Southern Face"


When Ilario has returned from military service (October 1968) is party Gianni (June 1969). Ilario had done the course A.U.C. Aosta, at the Barracks Cesare Battisti, before being subsequently transferred to various locations of Trentino Alto Adige and Friuli Venezia Giulia, on the border with Austria and Slovenia, which in those days was still Yugoslavia state. Gianni instead turning to the barracks after a phase of the Sports Center of La Thuile, always for the Alpine Corps, had departed, having invariably as expected climbed the Testa of the Rutor, the crossing of the Alps along with the First Platoon Athletes Courmayeur and the II° Platoon Explorers of La Thuile, this last country where Hilary, son of the coal Miner, was born. A tragedy for them would be there recently united. And everyone, including myself, we had started the talk with the mountain in 1964; all to Becca di Nona with Gianni, without knowing, two days before us: September 1th. For almost three years we had not known and this happened with our first trips with the Section of Aosta C.A.I., when first he had known Ilario June 25th with a climb to the Ridge Northwest of the Klein Matterhorn and subsequently signed with the ascension Tour Ronde July 2th, while Ilario climbed the North Face of the same. Then the military events had dismissed us and my ascents had occurred or with one or the other. Fate would have gathered September 29th, 1969 when they fell along with the Aiguille Jean Joseph Croux, Via Ottoz. On the day that the Shelter Monzino closed the season; the last day of license which Gianni could enjoy. him there is a diary but two photo Albums that have given me the opportunity to follow his speech with the Mountain. He started in the Dolomites with the Cima Grande di Lavaredo and, crossing the Alps, passing from Monte Cristallo, Cima Marmolada, Monte Ortles, Pizzo Badile and had returned in a long journey towards "his Valley" going to last the Mont Blanc and Les Grandes Jorasses (Whymper and Walker Summits) then return new to the Dolomites in another Military Campaign that led him to the Sella Towers, the Cinque Dita (Five Fingers) and the Gran Cyr. They are his last climb, because there would never be returned.
Why in the Life the routes travels away and then closer together, maybe forever. But an old photo and a report can make you take a journey back in time.




"Grande of Lavaredo Summit"

by self-timer


Quando é tornato Ilario dal Servizio militare (Ottobre 1968) é partito Gianni (Giugno del 1969). Ilario aveva fatto il Corso A.U.C. ad Aosta, presso la Caserma Cesare Battisti, prima di essere successivamente trasferito in varie sedi del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, ai confini con Austria e Slovenia che a quei tempi era ancora la Jugoslavia. Gianni invece dopo una fase svolta alla Caserma del Centro Sportivo di La Thuile, sempre per il Corpo degli Alpini, era partito, dopo aver immancabilmente come da copione salito la Testa del Rutor, per la Traversata delle Alpi insieme al I° Plotone Atleti di Courmayeur ed al II° Plotone Esploratori di La Thuile, paese questo ultimo dove Ilario, figlio di Minatore del carbone, era nato. Un tragico destinato li avrebbe da lì a poco tempo accomunati. E tutti, io compreso, avevamo iniziato il discorso con la montagna nel 1964; tutti alla Becca di Nona con Gianni, senza conoscerci, due giorni prima di noi: il primo di Settembre. Per quasi tre anni non ci eravamo conosciuti e questo avveniva con le nostre prime gite con la Sezione di Aosta del C.A.I., quando lui dapprima aveva conosciuto Ilario il 25 di Giugno con un'ascensione alla Cresta Nordovest del Piccolo Cervino e successivamente il sottoscritto con una ascensione alla Tour Ronde il 2 di Luglio, mentre Ilario scalava la Parete Nord. Poi le vicende militari ci avevano allontanato e le mie ascensioni erano avvenute o con l'uno o con l'altro. Il Destino li avrebbe riuniti il 29 settembre 1969 quando caddero insieme all'Aiguille J.J. Croux, Via Ottoz. Nel giorno in cui il Rifugio Monzino chiudeva la stagione; nell'ultimo giorno di licenza del quale Gianni poteva usufruire. Di lui non esiste un diario ma due Albums fotografici che m'han dato la possibilità di seguire il suo discorso con la Montagna. Aveva iniziato in Dolomiti con la Cima Grande di Lavaredo e, attraversando le Alpi passando dal Cristallo, Marmolada, Ortles e Pizzo Badile era ritornato in un lungo viaggio verso la "sua Valle" salendo per ultimi il Monte bianco e Les Grandes Jorasses (Whymper e Walker) per poi tornare nuovamente alle Dolomiti in un'altra Campagna Militare che lo portava alle varie Torri del Sella, alle Cinque Dita ed al Gran Cyr. Son le sue ultime salite, poiché lì non sarebbe mai più tornato.
Perché nella Vita i Viaggi allontanano e riavvicinano, magari per sempre. Ma una vecchia foto con relazione ti posson far fare un viaggio a ritroso nel Tempo.

Punte Gianni Junod
Punte Gianni Junod
<b><font color=green>ORTLES</FONT> and <font color=blue>Friends</b></font>
Punte Gianni Junod
Punte Gianni Junod


"Monte Cristallo, Ortles and Gran Cyr"

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