Welcome to SP!  -
Tita Piaz
Article
 
Parents 
Articles
 

Tita Piaz

 
Tita Piaz

Page Type: Article

Object Title: Tita Piaz

Activities: Hiking, Mountaineering, Big Wall, Mixed

 

Page By: Corvus

Created/Edited: Sep 24, 2007 / Sep 28, 2007

Object ID: 340432

Hits: 3624 

Page Score: 86.25%  - 22 Votes 

Vote: Log in to vote

 

"The Devil of the Dolomites"

Tita Piaz was born in October 1879 in Pera di Fassa and in few time became a very popular character in the field of alpinism, so that he was named "the devil of the dolomites".
He was the father of the second generation of mountaneering in Fassa Valley and to him are acribed the 50 most imoprtant climbs in the Dolomites, such as the eastern edge of Winkler Tower in the group of Vajolet and the northern wall of Catinaccio.  
Tita Piaz
 

During the fascist dictatorship he passed some years in jail, due to his political ideas, but his fame did not vanished, so that he's still considered the greatest climber of history in Fassa Valley.
He is very popular also abroad, thanks to the fact that he was the guide of a lot of turists at the beginning of 20th century, such as the King of Belgium Alberto I.
Tita Piaz died the 8th October 1948, due to a banal bike accident, in the square of his village.

"Il Diavolo delle Dolomiti"

Copyright © 2007 Pareti Verticali (http://www.paretiverticali.it/INDEX-1.htm)

L’alpinismo fassano è meno elevato all’ importanza raggiunta rispetto ad altre zone dolomitiche. Pur essendo la vallata al centro di gruppi montuosi famosi c’è una certa lentezza di trovare grandi nomi di guide che in altre valli, hanno determinato con le loro imprese importanza del luogo , travolgendo richiamo e valore sulle Dolomiti Orientali e sulle Pale di San Martino.
E’ in questo circostanza che il 13 ottobre 1879 Tita Piaz nasce a Pera di Fassa da una famiglia in cui il padre Giovanni Battista si procura denaro commerciando qualche cavallo e soprattutto superando il Giogo di Fassa per consegnare merci in Val Gardena, mentre la madre, vera e propria ambulante vagabondava, scendendo per Val d’Ega fino a Bolzano per concludere una vendita quel tanto di piccole cose che stanno racchiuse in un fazzoletto.
Eppure questo quadro di povertà, in cui fanno da comprimarie anche le due sorelle maggiori di Tita, Olivia e Maria, è ravvicinato da una passione vivificante per il teatro che coinvolge tutta la famiglia, compresi parenti e in particolare il padre di Tita, filodrammatico di grido, che trasmette al figlio l’entusiasmo del neofita e l’assoluta capacità di calarsi nella parte perché non gli mancassero né il talento, ne l’immaginazione e perché non esita a seguire i suggerimenti di estro e fantasia.
Arriva ad una capacità di travolgere le tradizioni e di una modernità addirittura sorprendente per i tempi che lo vede, tanto per citare, protagonista di una rivoluzione con la quale trasforma il panorama teatrale fassano giungendo all’innovazione di far recitare, non più gli uomini vestiti da donna, ma donne i carne e ossa con l’enorme scandalo di “femenes che fas commedie”.
Per tutta la sua giovinezza, Piaz vede emergere intorno a sé personalità intrepide che con le loro imprese fanno compiere enormi passi in avanti all’alpinismo dolomitico.
Georg Winkler è solo sulla “più piccola” delle Torri del Vaiolet, il 17 settembre del 1887.Johann Santner con Robert Hans Schmitt vince le Cinque Dita nel 1890 per la classica ed esposta fessura che taglia diagonalmente la parete.
Di queste due imprese la prima è da citarla come la più ardita, la seconda la più difficile di quegli anni.
Queste due imprese oltre a suscitare clamore in Val di Fassa, sicuramente saranno giunte alle orecchie della famiglia Piaz la cui casa si trovava proprio all’imbocco della Val Vaiolet. La conseguenza, come si e detto, è l’estensione di questa attività; altri imparano il mestiere e iniziano a operare le prime guide locali.
L’anno di lancio per l’alpinismo fassano e il 1885. Compare Luigi Bernard, la prima grande guida, attivo fino al 1898; realizzerà 47 nuove salite. 
Tita Piaz
 

Ad alzare il valore e i livelli di prestigio, penserà successivamente Luigi Rizzi che riceverà nel 1898 le consegne dall’anziano Luigi Bernard sulla Torre Rizzi, la “Vòia da Soàl” (l’ago di Soial), ma ha già vinto il 3 settembre 1897, con coraggiosa determinazione, La Ovest della Croda di Re Laurino, parete che viene impropriamente paragonata alla sud della Marmolada, sulla quale nel 1900 sale e scende, solo, dalla prima terrazza (la sua impresa più difficile la realizzerà comunque nel 1908 nei Camini di Punta Pian dei Sass, scalata recentemente sopravalutata, ma che resta largamente nelle difficoltà del 5° grado.
A Tita Piaz scalatore si arriva pertanto mentre vengono conquistate le più importanti cime della zona. Dopo un rapido noviziato sale a sua volta, nel 1897, sulla Torre Winkler, all’epoca riservata alle guide più famose (Dimai, Bottega, Zagonel) e in Val di Fassa al solo Luigi Rizzi e non ancora salita da guide di Nova Levante, Tires e Gardena. Si sta ultimando in quei giorni la costruzione de Rifugio Vaiolet e dalla cima Tita urla ai suoi compaesani: “Portatemi una birra!”, affermando una superiorità che esprimerà ad ogni livello, compresi quelli politici ed amministrativi, alle quali responsabilità non si sottrarrà mai.
Cosa ha significato questa salita è facile comprenderlo come termine di confronto sia con gli altri arrampicatori che per le sue successive imprese. Si pensi che tutta la vita alpinista di Tita Piaz ruoterà in fondo attorno a questa Torre e all’impresa compiuta dal diciassettenne alpinista di Monaco (appena rientrato dalla guerra il fassano vi salirà immediatamente per farvi sventolare la bandiera italiana mentre una banda suona inni al Ciampedie per la festa dello statuto). Ma la vera impresa che porrà l’alpinismo fassano non solo all’altezza dei livelli già raggiunti, ma all’avanguardia, centrale nel movimento alpinistica, è il colpo d’ala, compiuto nell’estate del 1900 dal ventenne Tita che sale in solitaria la fessura Nord-Est della Punta Emma. Preuss e Dulfer, vollero ripeterla due volte ciascuno, tanto ne erano entusiasti.
 
Tita Piaz
 

Preuss qualificava questa impresa: “Unica del suo genere in relazione ai tempi”.
Il grande alpinista Dulfer, del resto, indicava tre tappe nella progressione delle difficoltà affrontate: Il Winklertiss alla Torre del Vaiolet, La Fessura Piaz alla Punta Emma, la sua Fessura alla Fleischbank, passando dal superamento del quarto al limite superiore del quinto grado.
La sua ultima impresa non tramonterà mai. Tita Piaz sale sulla Torre Winkler (sempre lei!) con Sandro del Torso e Fosco Maraini il 31 agosto 1935 con un’altra elegante via nuova su ottima roccia ed elevata esposizione. La sua impresa non è storia solo per l’alpinismo ma fa storia perché coinvolge tutti i valori in campo e gli uomini di ogni censo, dai quotidiani fino ai sovrani d’Italia e del Belgio. Tita Piaz rientra in un alpinismo moderno, consapevole, che sa farsi da padrone delle montagne che gli appartengono perché prima di tutto sono la terra natia; un alpinismo nel quale si ritrovano tutti gli amori e le passioni. A Pia si deve riconoscere di avere elevato al massimo rango l’alpinismo fassano facendosi interlocutore all’inizio del secolo in prima persona con i più grandi, Preuss e Dulfer (con Dulfer compie una prima ascensione alla nord della Punta di Frida, il 24 luglio 1912) che diversi alpinisti considerano la sua salita più difficile, anche se di persona segnalerei la Nord-Est della Winkler, di poca durata ma carica ed entusiasmante come nel vedere il bagliore di un fulmine. Piaz ha aperto una cinquantina di vie nuove, tra cui ben 32 sulle montagne di Fassa, sedici sulle Dolomiti orientali e due nel Kaisergebirge. Ed è qui che possiamo cogliere quella fusione tra capacità alpinistica ed estrosità che è stata messa in evidenza sopra parlando della sua passione per il teatro. All’inizio della sua attività alpinistica, nel 1899, sale otto cime in sette ore con due nuove; partendo dalla Est del Catinaccio, termina sulla Torre Delago ed espone le sue sbrindellate scarpette nella sala del rifugio Vaiolet forse pensando ad un futuro museo alpinistica. Il concatenamento che anticipa di gran lunga i tempi e gli alpinisti attuali, quantomeno nella concezione, avviene nel giorno in cui sale il Campanile Basso al mattino e la Winkler al pomeriggio con un trasferimento rapido in motocicletta.

Questa estrosità di Piaz la si ritrova nella traversata aerea dal CampanileTrier al Campanile Paola il 31 luglio 1906e in particolare quella precedente dal Campanile Misurina alla Guglia De Amicis il 17 luglio 1906. In queste due imprese ci sono azioni irrepetibili e straordinarie, gesti unici e bloccati a quel solo momento in cui vengono fatti e che mai saranno più uguali fra loro, come quando dalla Guglia De Amicis, Tita e Ugo De Amicis lasciano cadere “giù a piombo due pagnotte e una scatola di sardine” al portatore che grida che ha fame, o come quando sulla cengia del Campanile di Val Montanara “svolgono la corda che è ancora arrotolata come si trovava sotto le ragnatele della bottega” di Domegge, prima di lanciarla nel vuoto (pesa 6 Kg) per compiere la discesa più lunga di corda delle Alpi. Anche qui un movimento deciso, solo loro, ritagliato in un tempo e in un luogo che non potrà mai rivivere nello stesso modo e che fa parte ormai della leggenda Piaz. Tita compie la scalata più difficile delle Alpi al Campanile Toro nel 1906, la scalata più percorsa e celebrata alla Ovest del Totenkichl nel 1908, l’arrampicata più pericolosa allo Spigolo Nord-Ovest dello Schenon nel 1926…
“Piaz è un moderno: una guida che è celebre a trent’anni e che tiene conferenze in città tedesche e scrive sui giornali italiani, una guida che si interessa alla politica e alle questioni sociali, che possiede una bella palazzina in stile nuovo e una motocicletta…degno di essere accanto alle grandi guide che fecero la conquista delle Alpi: diversissimo da queste le quali a me, in suo confronto, sembrano degli antichi”. Guido Rey.
Tita Piaz nella sua notorietà non lascia intravedere le difficili vicende familiari costellate di tanti periodici lutti, dall’ostracismo delle Associazioni alpinistiche austriache, dai lunghi anni di guerra, dalle polemiche, dai salvataggi spesso tragici, dalle tante prigionie subite (l’ultima dalle SS a Bolzano per ben nove mesi nel 1944)…un alternarsi di avvenimenti che si potrebbe concentrasi nel scrivere un capitolo su:”Tita Piaz e il dolore”. Eppure Tita Piaz appare sempre più forte, in grado comunque di recuperare come dopo l’unico volo fatto sulla Sud della Marmolada e di salvarsi come avviene dalla seconda calata del campanile di Val Montanara quando aggrovigliato nelle doppie riesce ad afferrare al terzo lancio la corda che Ugo De Amicis gli ha lanciato dopo che per “due volte gli arrivò sulla schiena…”.
 
Punta Emma via Piaz
 

Piaz è indomito sempre nell’occhio del ciclone tanto che il console di Trento, il 20 settembre 1927, scrisse ad Andreoletti che si è interposto a nome di Piaz: “…In quanto Piaz per ora non si prenderà contro di lui nessun provvedimento, ma sarebbe opportuno consigliarlo a non occuparsi di politica e fare il rocciatore, visto che in quel campo può primeggiare e avere delle soddisfazioni”.
Tita piaz è un uomo estroverso e per questo motivo egli è: poeta dialettale (autore di quartine augurali in occasione di matrimoni di amici e parenti); un Piaz poliedrico che passa dall’ira furibonda all’estate ammirata con un linguaggio dannunziano che media il Vangelo icastiche espressioni di fuoco;un Tita a noi più vicino come quello che mentre saliva sulla sua famosa fessura,con un fazzoletto, le asciugava gli appigli bagnati.
Piaz muore cadendo in corsa da una bicicletta il 6 agosto 1948.

Maria Piaz e il Passo Pordoi La "mare del Pordoi" e la grande funivia

 
Maria Piaz
 
Lo sviluppo dell’economia turistica al Pordoi è dovuto alla caparbietà e alla fantasia di una straordinaria donna, Maria Piaz, la “mare del Pordoi” (madre del Pordoi in lingua ladina). Questa donna, madre di 6 figli, dedicò tutta la sua vita al Pordoi.
Nel 1902 Maria affittò un capanno per dare assistenza ai turisti, ai commercianti, ai viandanti, ai pellegrini e ai contadini che transitavano attraverso il Passo Pordoi per raggiungere la Val di Fassa, Livinallongo, la Val Gardena e la Val Badia. Nell’autunno dello stesso anno acquistò la costruzione e da questo momento cominciò una serie di investimenti che, grazie all’inaugurazione della Grande Strada delle Dolomiti nel 1905, portarono alla graduale affermazione del Passo Pordoi, oggi visitato da milioni di turisti ogni anno.

Gli attuali Hotel Col di Lana, Pordoi, Savoia e Maria sono tutti opera di questa infaticabile donna. Durante la Grande Guerra 1914-18, il Passo Pordoi, trovandosi in prossimità del confine fra Impero Austro-Ungarico e Regno Italico, diventò zona di guerra e tutti i locali vennero requisiti per essere destinati ad uso militare. Dopo il periodo bellico tutte le strutture erano ridotte in rovina e ci vollero anni di nuovi sacrifici per risollevare le attività economiche del Passo. Maria Piaz, assieme al figlio Francesco, diede il via nel 1962 ai lavori di costruzione della spettacolare funivia del Sass Pordoi, una delle prime funivie nelle Dolomiti, che conduce alla Terrazza delle Dolomiti, da dove i turisti provenienti da tutto il mondo hanno oggi l’occasione di godere delle fantastiche bellezze naturali delle Dolomiti.
“La Mare del Pordoi” morì nel 1971 all’età 94 anni.

La grande strada delle Dolomiti  
Passo Pordoi
 

La strada delle Dolomiti è stata costruita all’inizio del ‘900 per favorire lo sviluppo dell’economia turistica e per mostrare al mondo le bellezze naturali delle Dolomiti, al centro dell’attenzione internazionale già all’inizio del secolo. Con legge provinciale votata nel 1897 dall’allora Dieta del Tirolo, si deliberò la costruzione della strada delle Dolomiti con partenza da Trento ed arrivo a Dobbiaco passando per il Passo Pordoi, Arabba, Passo Campolongo e Cortina. I lavori iniziarono nel maggio del 1901 ed il tratto Val di Fassa Livinallongo fu inaugurato nell’autunno 1905.
Alla costruzione della strada lavorarono 2500 operai pagati mediamente 3 corone al giorno. Il costo complessivo di costruzione della strada fu di 1.115.400 corone di allora. Al Passo Pordoi, che rappresenta la quota massima della strada con i suoi 2.239 metri, è tutt’oggi presente l’obelisco commemorativo innalzato nel 1905 dove sono riportati i dati tecnici della strada. Fra Canazei ed Arabba la strada conta 61 tornanti, 28 verso Canazei e 33 sul versante di Arabba e si sviluppa come un lungo serpentone sulle cui rampe oggi passano milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.

L'ardita funivia
La prima pionieristica funivia fu costruita nei primi anni sessanta ed inaugurata a Pasqua del 1962. Anche questa volta l’input per la costruzione dell’opera venne dalla vulcanica mente di Maria Piaz. Il progetto originario prevedeva la costruzione di una seggiovia ma questa tipologia di impianto fu scartata in quanto con il posizionamento della stazione di monte alla forcella Pordoi, ci sarebbe stato il pericolo di urto dei seggiolini contro la roccia nei momenti di vento forte. Ancora una volta, come per le altre iniziative di Maria, si trattò di un’impresa d’avanguardia in quanto la funivia del Sass Pordoi fu una delle prime costruite nella zona dolomitica.La funivia è stata completamente ammodernata nelle strutture e nella meccanica nel 1994/95.
Le due cabine hanno oggi una capienza di 65 persone ed in soli 4 minuti conducono ai 2950 m di quota del Sass Pordoi.
 
Funivia Passo Pordoi
 

Images


Comments


[ Post a Comment ]
Viewing: 1-5 of 5    

BorEnglish?

Bor

Voted 10/10

It will be fine if the rest of the article will betranslate in English? :)

Cheers!
Posted Sep 25, 2007 3:12 am

DoJovote

DoJo

Hasn't voted

I will vote, after reading the english version ...
Posted Sep 25, 2007 7:21 pm

ganesh70Ottimo articolo

ganesh70

Voted 10/10

Sono sempre stato un ammiratore di Piaz, è stato un vero pioniere, il precursore dei moderni "climbers". Penso sia utile allegare l'articolo a "the finest alpinists of the world" e alle ( molte ) montagne sulle quali Piaz ha compiuto le sue straordinarie imprese.
Posted Sep 26, 2007 2:23 am

RenatoGBello, però...

RenatoG

Hasn't voted

... Sono da sempre un ammiratore di Piaz: ho passato per anni le vacanze estive ed invernali a Pera di Fassa, il suo paese, e ho conosciuto personalmente diversi suoi discendenti, dunque mi fa molto piacere che sia stata pubblicata una pagina su di lui qui su SP... Però penso che dovresti citare quanto meno la fonte dell'articolo (e forse, per motivi di copyright, sarebbe meglio che ti assicurassi anche il permesso dell'autore alla pubblicazione, sempre che tu non lo abbia già fatto...)

Ciao
Posted Sep 27, 2007 1:23 pm

visentinhighly interesting

visentin

Voted 10/10

Perhaps you could attach it to the Finest alpinists page ?
Posted May 5, 2010 7:15 am

Viewing: 1-5 of 5