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CURT ... VIII° Lochs Lakes Ponds & LEGENDS First Part
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CURT ... VIII° Lochs Lakes Ponds & LEGENDS First Part

 
CURT ... VIII° Lochs Lakes  Ponds & LEGENDS First Part

Page Type: Fact Sheet

Location: Aosta's Valley, Italy, Europe

Object Title: CURT ... VIII° Lochs Lakes Ponds & LEGENDS First Part

County: Aosta

 

Page By: OsvaldoCardellina

Created/Edited: Jul 30, 2013 / Oct 3, 2013

Object ID: 858905

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Deep Blue OVERWIEW

Lochs & Lakes & Ponds

and

LEGENDS


Who knows how many legends exist and have been lost in time. Because once, when we lived in was big FANTASY MYTHS and LEGENDS, were part of everyday living, immanent with the surrounding nature. Legends that enrich the Heart of Man. Then came the Rationality is, so to speak. The legends have fallen by the wayside and myths into oblivion. But in some attic or basement in a few still exist. A little Indiana Jones and when we go to look for a dusty old book it brings back something of our youth, suddenly you turn on the light bulb memories. Subdued and submerged by time, from a daily reality, sometimes as banal as required. To live. Not to dream. And no more dreaming means no more living. In the end what is a legend if not a real event, or a desire ever made, but alive and then existing, or still a dream and carried and then transmitted, because Somebody once said that every thing that is thought to happen over time . Even Jules Verne wrote "follies" for his contemporaries, but the read. Too bad they have not seen the transformation of the Dream/Idea into Reality! We also want to surprise you with Fantasies which, in part, have already been carried out and for the rest only have a little patience. Everything will happen. When? In time. If they had told Garibaldi, the Hero of Two Worlds, while fighting for the indipendeza Uruguay, that one day they would build a device capable of showing not only his exploits, but also the clamor of battle in thousands of kilometers away, maybe until his very distant Italy, he said that and set out this possibility would have been taken for a madman and immediately locked up. Yet thousands of years have passed ... Only he who aims with the heart of a child can see and hear the voices in the Future from the Past. She will travel through Time and Space and its life will become an immanent, perpetual Great Legend. Like those on the lakes, which are the birthplace of life, which apparently are motionless but in reality pulsate constantly producing breath of life. Eternally.
Even the legends of the Valle d'Aosta with its Demons (Mont Maudit or Mount Doom) who rode the mountains, crossing the forests that spoke to the lakes and then watered in rushing streams, have gone missing. But we shall find them and when we get the inspiration from the memories of an old village or an old press, accidentally came to light, we ve to invent. But not too much. With a keen eye, understand, through ancient sites, what had happened there. Just get an old "rascard", now abandoned. The tracks never disappear ... Incidentally a Lake may not even have a name, but can not own a Legend. Would you say that it is a dead lake, fake or plastic. Meant to signify that the Life and Men have been away from him and therefore is devoid of any History. That does not exist. But there are Lakes that do not exist. They're all alive, kicking, very colorful and also have the feelings. When the weather turns bad, in fact, as men do, darken becoming dark Mood, so much so that change Color!
We wanted to include two lakes that are close, but do not belong to the group of real Emilius: Lake Lavodilec (three times the word lake, why is he washed Lec always mean that lake) on the Eastern slopes of the Little Avert, and then Subgroup in the Grand Avert, branch to the North of the ridge that originates from Tersiva, while the second, or the Lake of Money is a little further away, with another series of small lakes that above the surround. Belongs to the Subgroup of the Mount Penne Blanche, but it is still located inside the Walloon of Grauson, in its branching East called Tessonet or even call Doreire, which also goes towards this Point Tersiva with the long Ridge West-southwest of the same. Finally, the Lakes of the Tersiva or Dorère or Doreire, that reproduce this old name, now supplanted by the Tessonet. This wanting to be a "nice" hug between these two great pyramids, located in the heart of Aosta's Valley.
In this First Part will look at the lakes that descend perpendicularly to the North to the Dora Baltea, on the central axis of the Aosta Valley, in the Second ones that go in the opposite direction, ranging from branches of Lussert, Corona and Doreire to merge in Torrent of Grauson, which, in turn, flows in the waters Urtier's Torrent, then down definitively as Grand'Eyvia River near Aymavilles Municipality, where, they too, "die" in Dora Baltea Stream.




The LAURES, by emilius

Chissà quante leggende esistevan e son andate perdute nel tempo. Perché una volta, quando la FANTASIA era grande si viveva di MITI e di LEGGENDE, facevano parte del quotidiano vivere, immanente con la circostante Natura. Leggende che arricchiscono il Cuore dell'Uomo. Poi é arrivata la Razionalità, per così dir. Le leggende son cadute nel dimenticatoio ed i miti nell'oblio. Ma in qualche soffitta od in qualche scantinato esiston'ancora. Un poco all'Indiana Jones andiamo a cercarle e quando un vecchio libro polveroso ci riporta a galla qualcosa della nostra gioventù, d'improvviso s'accende la lampadina dei ricordi. Sommessi e sommersi dal tempo, da una realtà quotidiana, a volte tanto banale quanto necessaria. Per vivere. Non per sognare. E non più sognar significa non più vivere. Alla fin fine che cosa rappresenta una Leggenda se non un fatto realmente accaduto, o un desiderio mai realizzato, ma vivo e quindi esistente, oppur ed ancora un sogno effttuato e successivamente trasmesso; perché, diceva qualcuno, che ogni cosa pensata si realizzerà nel tempo. Anche Jules Verne scriveva "follie" per i suoi contemporanei, che però le leggevano. Peccato non abbian poi veduto la trasformazione del Sogno/Idea nella Realtà! Anche noi vogliamo stupirvi con delle Fantasie che, in parte, si son già realizzate e per il resto abbiate solo un pochettino di pazienza. Tutt'avverrà. Quando? Nel tempo. S'avessero raccontato a Garibaldi, l'Eroe dei Due Mondi, mentre combatteva per l'indipendeza dell'Uruguay, che un giorno avrebbero costruito un apparecchio in grado di far vedere, non soltanto le sue gesta, ma anche i clamori della battaglia a migliaia di Kilometri di distanza, magari fino alla sua lontanissima Italia, costui che affermante ed enunciante questa possibilità sarebbe stato preso per pazzo e subito rinchiuso. Eppur non son passati millenni... Solo chi si propone con il Cuore di un bambino potrà vedere nel Futuro ed ascoltar le voci dal Passato. Saprà viaggiare nel Tempo e nello Spazio e la sua Vita diventerà un'immanente, perpetua Grande Leggenda. Come quelle sui Laghi, che son luogo di nascita di vita, che apparentemente son'immoti ma che in realtà pulsano costantemente producendo l'alito della vita. Eternamente.
Anche le leggende della Valle d'Aosta con i suoi Demoni (il Mont Maudit ovvero il Monte Maledetto) che cavalcavano sulle montagne, attraversavano le foreste parlando ai laghi e poi abbeverandosi nei torrenti impetuosi, son andate disperse. Ma noi le ritroveremo e quando non avremo lo spunto dai ricordi d'un vecchio del villaggio o da un'antica stampa, casualmente tornata alla luce, noi ve le inventeremo. Di sana pianta. Ma non troppo. Con un occhio attento, capiremo, attraversando antichi luoghi, quello che v'era accaduto. Basta entrar in un vecchio "rascard", ormai abbandonato. Le tracce non scompaiono mai... Daltronde un Lago può anche non aver un nome, ma non può non posseder 'na Leggenda. Vorrebbe dire ch'é un lago morto, finto o di plastica. Vuole significar che la Vita e gli Uomini sono stati lontan da lui e quindi é privo di qualsiasi Storia. Che non esiste. Ma non esistono Laghi che non esistono. Son tutti vivi, vegeti, molto colorati ed hanno pure dei Sentimenti. Quando il tempo imbruttisce, infatti, come fan gli uomini, s'incupiscono diventando di scuro Umore, tanto che cangian di Colore!
Abbiam voluto inserire anche laghi viciniori, ma non appartenenti al Gruppo vero e proprio del Emilius: il Lago di Lavodilec (tre volte la parola lago, perché sia Lavò che Lec significano sempre Lago) posto alle pendici Orientali del Petit Avert e quindi nel Sottogruppo del Grand Avert, diramazione a Settentrione della cresta che si origina dalla Tersiva; mentre il secondo, ovvero il Lago di Money, é un poco più distante, con un'altra serie di piccoli laghi che al di sopra gli fanno da contorno. Appartiene al Sottogruppo del Mont Penne Blanche, ma é collocato pur sempre all'interno del Vallone del Grauson, nella sua ramificazione Est detta del Tessonet od anche chiamata di Doreire, che sale, anche questa, verso la Punta Tersiva con la lunga cresta Ovest-sudovest della medesima. Infine i laghi della Tersiva o Laghi Dorère o Doreire, che ripropongono questo vecchio nome, oggi soppiantato da quello di Tessonet. Questo a voler rappresentare un "simpatico" abbraccio tra queste due splendide piramidi, poste nel cuore della Valle d'Aosta.
In questa Parte Prima prenderemo in considerazione i laghi che scendono a Settentrione perpendicolarmente verso la Dora Baltea, sull'asse centrale della Valle d'Aosta; nella Seconda quelli che, andando in direzione opposta, vanno dai rami di Lussert, Corona e Doreire a confluire nel Torrent di Grauson, che, a sua volta, si getta nelle acque dell'Urtier per poi scendere definitivamente come Grand'Eyvia fino ad Aymavilles, ove, anch'esse, "muoiono" nella Dora.




LAURES ROESES & MATTERHORN, by Antonio

Little mini Peckoz Pond or the Lake of Gamekeepers

Hunters's, Rangers & Gamekeeper's Old & New Shelter and Peckoz Pond, near Carrel Hill & Federigo Zullo Bivouac


These damn poachers continued to chop down Chamois and Ibex in the Great Reserve of Baron Beck Peckoz (my friend Eusèbe Imperial, ex Mayor of Charvensod, supports voice Peccoz), originally from Valle di Gressoney beyond the Mount Rosa, in '800 had obtained from the small Town of Saint Marcel granting, for I do not know how many years, of the homonymous valley, rich in minerals and fauna. It was a Walser, ie coming from the adjacent Switzerland, where in time he had installed a German-speaking Community, the same had progressed in this valley, where even today is inherent, but then slowly over time had expanded down towards the Central Valley of the River Baltea. Indeed it had crossed starting the colonization of the opposite side, or what, in the Municipality of Champdepraz, opens the door to the Natural Park of Mount Avic.
The "poor" Baron was desperate. Who fired here, who pulled a gun from there. Against his beloved beasts that roamed the Great fearless Avert the Tersiva from the Point of Tessonet to that of Leppy (as it was called then), over the tricky Range Roizes, then down to Laures and the hill of the same name and those of Arbolle, Pass of the "Three Capuchins" and Peckoz "terrible" Pass were going to "walk" from the Valley of the Grauson above Cogne, to that of Arbolle, beyond the Pila and finally to below the walls of Emilius and, over there above the City of Aosta, the Becca of Nona. a United immense. Beautiful to live, but very difficult to be subject to strict control. Baron, however, did not give up so easily and, as an old man fearless warrior, increased the number of his Gamekeepers and installed new "checkpoints".
Indeed the area that put him more apprehensive and distressed was the one below the North Face of Emilius, above the wild Walloon of th'Arpisson, and the "Becca". There are not too easily reached by Martsaouchy Alpage along the Sources of Emilius, but quietly from Pila's Pastures or the Walloon of Dard, through the Comboé, and coming to the easy Carrel Hill, placed between these two mountains. A no-brainer for these "Lazzaroni/Scoundrels" of Poachers. Firing wildly where they wanted, so they carried the poor beasts and ran down an easy path. Instead, the gamekeeper had, from Laures to get int'Arpisson, cross the "tough" With Peckoz. What if there was not snow were spending their own, and not pass it even today. They were always late. And when, at the cost of risks, dangers and fears, were coming ... always late. The Marauders had fled. What to do? The Baron did equip the crossing from Col Peckoz leads to big Shoulder Head Blantsette and there he thrust the eyebolts into the rock, of which today there are still signs. Just know watch a watchful eye. From Poacher ... But even in this fashion were not solved the problem. The Poachers were always in the lead and, at times, the Rangers could not even pass because of ice on the rocks. It was then that the Baron thought it well to build a shelter. Where? Logically the Carrel Hill, just below the North. From there, in that narrow passage, necessary step, they awaited the passage of the Marauders coming from Comboé-Plan Valé or by the two Glaciers of th'Arpisson coming from below, ie Martsaouchy Croix-Plan (ie "walk up" and "Plan of Cross", indicating the entrance into Arpisson). There was only one problem: there was no water. Beyond the southern slope is all dry and if it finds a drop; here, on Arpisson, everything is frozen and the water appears in the light of the sun only much lower. To the Sources of Emilius, 6/700 meters below. A big problem in the problem. The Baron became doubtful, almost angry: "Possible to do a good deed and protect these poor animals Heaven does not give a helping hand". And Heaven gave it. One of his Rangers, the Elder, was an Idea. That? It took a Miracle ... Nice stuff, to get almost laughed. But the Old Man had not yet played all his cards and the theoretical virtual (this word did not exist at that time, had yet to be coined) passed to something more "practical". That? We wanted to, if not a Miracle, at least one Magic. More practical than that! In those days it was still believed in Magic. "And what Magic?" Asked the Baron somewhat perplexed. "Simple, we ask all'Emilius. Maybe he is not the Master of the House?". They went a little further up to "Becca". There, the Rangers knew that there was a Powerful Eco. It would have been easy to communicate with the Sovereign. I will not go (go read "Th'horrible Emilius' E'CHO" in "Part Third " of "Folklore & ... Funny Histories & ... Curtain III°"). They called Emilius and he answered. With a great big voice, but in a polite manner. They called him again and he again replied, but more clearly. It understood. "Do you want water? And is water. So turn away these Bastards who kill my poor Steinbocks, which is my royal ornament!" They say he was born a little bit of pee and a lake as small as pretty. Right there, next to the small hut, nestled in the rocky end of his left leg, which is the Western Ridge. The Baron, drunk with joy, rubbed his hands: "Now I want to see them, the ones there". And his Rangers were not happy without him. Uncorked a nice bottle of Barolo and Baron sending a Messenger, logically via the Col Peckoz, which then was still called so, but "The Croé Pas" which means "Little Pass," where the Little should be read as difficult. The order was to make the cannons roar and rumble of the same, a few hours later, spread across the valleys, from Mulac and from the Great Chaux, where there its Headquarters. War and Hunting. Why is there only he could hunt, Baron Beck Peckoz or, if you prefer, Beck Peccoz.





Remains of the Old BARON BECK PECKOZ SHELTER 1976
 
New bivouac seen from Emilius summit
 
<b><font color=blue>Peckoz tiny Lake</b></font>
 
From Becca di Nona
 
Tiny Peckoz Loch & Carrel Hill
 
[


Questi maledetti Bracconieri continuavan ad abbatter Camosci e Stambecchi nella Grande Riserva del Barone Beck Peckoz (il mio amico Eusèbe Imperial, ex Sindaco of Charvensod, sostiene la voce Peccoz); originario della Valle di Gressoney al di là del Rosa, nell'800 aveva ottenuto dal Comune di Saint Marcel la concessione , per non so quant'anni, dell'omonima Valle, ricca di minerali e di fauna. Era un Walser, cioé proveniva dall'attigua Svizzera, dove nel tempo s'era installata una Comunità Tedesca; la medesima aveva progredito in questa vallata, ove ancor oggi é insita, ma poi lentamente nel tempo s'era espansa scendendo verso la Valle Centrale del Fiume Dora Baltea. Anzi l'aveva attraversato iniziando la colonizzazione del versante opposto, ovvero quello che, nel Comune di Champdepraz, apre le porte al Parco Naturale del Monte Avic.
Il "povero" Barone era disperato. Chi sparava di qua, chi "sparonava" di là. Contro le sue amate bestie, che impavide scorazzavano dal Grand Avert alla Tersiva, dalla Punta del Tessonet a quella di Leppy (così si diceva allora), sopra l'ostica Catena delle Roizes; poi scendevan alle Laures e per l'omonimo colle e quelli di Arbolle, il Passo "dei Tre Cappuccini" ed il "terribile" Col Peckoz andavan a "spasso" dal Vallone del Grauson, al di sopra di Cogne, a quello dell'Arbolle, al di là del Comprensorio di Pila ed infin sin sotto le pareti dell'Emilius e, laggiù sopra la Città d'Aosta, della Becca di Nona. Un Regno immenso. Bello per vivere, ma molto difficile da assoggettar a stretto controllo. Il Barone però non s'arrendeva così facilmente e, da vecchio impavido guerriero, aumentò il numero dei suoi Guardiacaccia ed installò nuovi "posti di blocco".
Anzi l'area che lo metteva maggiormente in apprensione ed in difficoltà era proprio quella sottostante la Parete Nord dell'Emilius, sopra il selvaggio Vallone dell'Arpisson, e la "Becca". Lì si arrivava non troppo agevolmente dagli Alpeggi del Martsaouchy lungo le Sorgenti dell'Emilius, ma tranquillamente da Pila o dal Vallone del Dard, passando per il Comboé, e pervenendo al più che facile Colle Carrel, collocato tra queste due montagne. Un gioco da ragazzi per questi Lazzaroni di Bracconieri. Sparacchiavano dove volevano, caricavano le povere bestie e scappavan giù per comodo sentiero. Invece i Guardiacaccia dovevan, dalle Laures per arrivare nell'Arpisson, attraversare "l'ostico" Col Peckoz. Che se c'era la neve non lo passavi proprio, e non lo passi neppur oggidì. Eran sempre in ritardo. E quando, a prezzo di rischi, pericoli e paure, arrivavan eran ... sempre in ritardo. I Malandrini se l'eran già squagliata. Che fare? Il Barone fece attrezzare la traversata che dal Col Peckoz porta allo Spallone della Testa Blantsette; vi fece conficcar fittoni nella roccia, dei quali ancor oggi esiston segni. Basta saper guardar con occhio attento. Da Bracconiere ... Ma anche in codesto modo non veniva risolto il problema. I Bracconieri eran sempre in vantaggio ed, a volte, i Guardiaparco neppur riuscian a transitar causa il ghiaccio sulle rocce. Fu allora che il Barone pensò ben di costruire un Ricovero. Dove? Logicamente al Colle Carrel, appena sotto a Settentrione. Da lì, in quella strettoia, passaggio obbligato, avrebbero atteso il passaggio dei Malandrini in arrivo dal Comboé-Plan Valé o dai due Ghiacciai dell'Arpisson arrivando da sotto, ovvero Martsaouchy-Plan Croix (cioé "Cammina in sù" e "Piano della Croce" che indicava l'ingresso nell'Arpisson). Esisteva un sol problema: non c'era l'acqua. Di là sul Versante Meridionale é tutto secco e non se ne trova goccia; di qua, sull'Arpisson, tutt'é gelato e l'acqua appare alla luce del sole sol molto più in basso. Alle Sorgenti dell'Emilius, 6/700 metri al di sotto. Un bel problem nel problema. Il Barone diventò dubbioso, quasi iracondo: "Possibil che per far un'opra di ben e proteggere sti pover'animali il Cielo non dia n'aiuto". Ed il Cielo diede. Ad uno dei suoi Guardiaparco, il più Anziano, venne un'Idea. Ovvero? Ci voleva un Miracolo ... Bella roba, da ridere. Però il Vecchio non aveva giocato ancor tutte le sue carte e dal teorico virtuale (questa parola a quei tempi non esisteva, dovev'essere ancor coniata) passò a qualcosa di più "pratico". Ovvero? Ci voleva, se non'un Miracolo, almen'a Magia. Più pratico di così! In quei tempi si credeva ancor nelle Magie. "E quale Magia?", domandò, alquanto perplesso, il Barone. "Semplice, la chiediamo all'Emilius. Non é forse lui il Paròn de Casa?". Andaron un pò più in sù, verso la Becca. Lì il Guardiaparco sapeva esistere un'Eco Potente. Sarebbe stato facile comunicar col Sovrano. Non mi dilungo (andate a leggere "Th'horrible Emilius' E'CHO" nella "Parte Terza" di "Folklore & ... Funny Histories & ... Curtain III°"). Invocaron l'Emilius e lui rispose. Con un gran vocione, ma in modo educato. Lo chiamaron di nuovo e lui nuovamente si fece sentire, ma in maniera più chiara. Si capiron. "Volete acqua? E sia Acqua. Così allontanerete questi Bastardoni che uccidon i miei poveri Stambecchi, che son il mio regale ornamento!" Dicon che fece un poco di pipì e nacque un lago tanto piccolino quanto graziosetto. Proprio lì, vicino al piccolo Rifugio, incastonato nelle pietraie terminali della sua gamba sinistra, ossia la Cresta Occidentale. Il Barone, ebbro di gioia, sfregò le mani: "Adesso li voglio proprio vedere, quelli lì!". Ed i suoi Guardiaparco eran felici non men di lui. Stapparono una bella bottiglia di Barolo ed il Barone invio un Messaggero, logicamente tramite il Col Peckoz, che allora non si chiamava ancor così, bensì "Lo Croé Pas" che significa il "Piccolo Passo", dove quel Piccolo dev'essere letto come difficoltoso. L'ordin era far tuonare i cannoni ed il rombo degli stessi, poche ore dopo, si sparse nelle valli; da Mulac e dalla Grande Chaux, ove esistevan i suoi Quartieri Generali. Di Guerra e di Caccia. Perché lì poteva cacciar soltanto Lui, il Barone Beck Peckoz o, se preferite, Beck Peccoz.

The minuscule Pond of Western Glacier Arpisson's BELOW the North Wall

Arpisson Pond


But Emilius, which is a generous, did more. Taking again a little pee, but more down to the bottom edge of Glacier Western Arpisson, gave birth to a second pond. Of this no one knows anything, not even the Geographical Maps report it, but it exists. The Emilius, who is also a softie, he also thought the thirst of those poor mountaineers, who came up from the Valley of th'Arpisson. He had begun to see them from Summer of 1897, when the bold roped-Daniele Devalle, with two excellent Mountain Guides Valtournanche, the day before he had even climbed the Virgin Becca Seneva, impenetrable Wall along its West, and the next day had "scratched" his powerful North Wall opening a path under the Little Emilius, wandering a little bit about "his" North to finally conclude with the West Ridge, still untouched. But Emilius, which is also an Old Elephant with memory, that's so, elephant remembered even further in time past, when another climber, perhaps even bolder but a little confusing, had already tried to challenge his Northern Abyss. They came from Turin and were accompanied by two Mountain Guides of the Susa Valley: Augusto and Vittorio Sibille. It was September 18th, 1878 when the famous Martino Baretti, together with Luigi Bruno, stormed to an imaginary wall or ridge (we would say the first one) arriving at a hundred meters from the Summit and then retreat. We tell it in the "Bulletin" C.A.I. 1878, p. 565: "... a dangerous and exhausting work 4 to 5 hours for all those rocks covered with ice and cut anywhere from walls that can not be overcome, difficult to turn, led us to 100 m. From the top. Unable to fetch higher for the condition of the rocks ... we beat a retreat.". The Emilius is well remembered these brave, but made ​​quite a mess, so much so that even nowadays you understand where they are passed. However, a great test of courage. For the Period. Gave up with them. He did not, unfortunately, could not do anything to help them, there was still no GPS to follow them! But, at this point, he had an idea: how he had helped the Baron Peckoz and his Rangers, also had to help these intrepid that, incidentally, wrote to him upon his History, and delivered for Eternity to Mass Media. Without their help and courage would have remained a small mountain to goatherds or, at most, hunters. So much so that even the Praetorians and the Legionaries of Caesar Augustus knew what it was called. Passed, looked at him with suspicion, but then pulled straight towards Gaul. I do not even know who he was. How, he thought, and said Emilius: "I am Th'Emilius, the King of the City of Aosta. Shall have no other Emilius before Me ...". But then rightly reflected, without these brave creeping along its walls or toiling over his crest he would remain None. He thought deeply. Then he developed a fundamental concept: Privacy. "I raise a pond at the edge of the glacier, to the edge of the moraine, so the hide to most. Will only quench the thirst of Heroes, the Ephemeral these Heroes who risk their lives for nothing.". Gave birth to him at night. In great secrecy. Then he shoved a Password, so I could only use the Workers in ascents. The difficult ones: the North of the Little Emilius, North Face, on the Black Triangle and why not, on the North-northeast Edge. "Get away!, the Mass here. They are requested, these Pirates, Crest " of Three of the Capuchins." Indeed, for safety reasons, it will only see when they are on the walls. They can locate and, in return, drink. Those who come down from there, take care of themselves. will drink the water of Frozen Lake or, at most, the Laures. This is only a pond only for the Elects. "
That's why no one knew and knows the "Pond of the North Wall." All others, including cartographers, will pass to the side but not see it. For them will be a Ghost Lake, the result of some kind of bales Blustery ...




The Arpisson's Pond under the North Face, by Camillo Roberto Ferronato


Il minuscolo Laghetto dell'Arpisson

Ma l'Emilius, ch'é un generoso, elargì di più. Facendo nuovamente un pò di pipì, ma più in basso verso il margine basso del Glacier Occidentale d'Arpisson, dava alla luce un secondo laghetto. Di questo nessun sa nulla; nemmen le Carte Geografiche lo segnalano, ma esiste. L'Emilius, che é anche un tenerone, pensava anche alla sete di quei poveri alpinisti, che salivano dal Vallone di Arpisson. Aveva incominciato a vederli dall'Estate del 1897, quando l'audace cordata Devalle-Daniele, con due ottime Guide della Valtournanche, il giorno prima aveva salito l'ancor Vergine Becca di Seneva, lungo la sua ostica Parete Ovest, ed il giorno appresso aveva "graffiato" la sua poderosa Parete Nord aprendo una via sotto al Piccolo Emilius, girovagando un poco sulla "sua" Nord per infine concludere con la Cresta Ovest, ancor inviolata. Ma l'Emilius che é anch'un Vecchio Elefante con la memoria, perlappunto, da elefante si ricordava ancor più in là nel tempo passato, quando un'altra cordata, fors'ancor più audace ma un poco confusionaria, aveva già provato a sfidare il suo Abisso Settentrionale. Venivano da Torino ed erano accompagnati da due Guide della Valle di Susa: Augusto e Vittorio Sibille. Era il 18 Settembre 1878 quando il celeberrimo Martino Baretti, insieme a Luigi Bruno, diede l'assalto ad una fantomatica Parete o Cresta (noi diremmo la prima) arrivando ad un centinaio di metri dalla Vetta per poi batter in ritirata. Ce lo raccontan nel "Bollettino" C.A.I. 1878, pag. 565: " ... un pericoloso e faticosissimo lavoro di 4 a 5 ore per quelle roccie tutte coperte di ghiaccio e tagliate ovunque da pareti impossibili da superarsi, difficili a girarsi, ci portò a 100 m. dalla cima. Impossibile prendere più in alto per la condizione delle roccie battemmo in ritirata... ". L'Emilius ben si ricordava di questi valorosi, che però facevano un bel pò di casino, tant'é che neppur oggidì si capisce ove sian passati. Comunque una grande prova di coraggio. Per l'Epoca. Rinunciò, insieme a loro. Non aveva, purtroppo, potuto nulla fare per aiutarli: non esisteva ancora il GPS per seguirli! Però, a questo punto, gli venne un'Idea: come avea aiutato il Barone Peckoz ed i suoi Guardiaparco, doveva aiutar anche questi intrepidi che, daltronde, gli scrivevano addosso la sua Storia, consegnandolo per l'Eternità ai Mass Media. Senza il loro aiuto e coraggio sarebbe rimasto una montagnetta per caprari o, al massimo, cacciatori. Tant'é vero che neppur i Pretoriani ed i Legionari di Cesare Augusto sapevano come si chiamasse. Passavano, lo guardavan con diffidenza, ma poi tiravan dritto sù per le Gallie. Non sapevan neppur chi fosse. Come, pensò e disse l'Emilius: "Io son L'Emilius, il Re della Città di Aosta. Non avrete altr'Emilius all'infuori di Me ...". Però, giustamente poi rifletteva, senza questi valorosi che strisciavan lungo le sue pareti o arrancavano sopra le sue creste lui sarebbe rimasto Nessuno. Ci pensò a fondo. Poi maturò un concetto fondamentale: la Privacy. "Farò nascere un laghetto al margine del ghiacciaio, al limitar della morena, così lo nasconderò ai più. Sarà solo per dissetar gli Eroi, questi eroi dell'Effimero, che rischian la loro Pelle per Nulla.". Lo partorì di notte. In gran segreto. Poi gli ficcò una Password, così lo potevano utilizzare soltanto gli Addetti alle ascensioni. Quelle difficili: sulla Nord del Piccolo Emilius, sulla Nord, sul Triangolo Nero e, perché no, sullo Spigolo Nord-nordest. "Via la Massa da queste parti! Si rivolgano, questi Pirati, alla Cresta "dei Tre Cappuccini". Anzi, per sicurezza, lo vedranno solo quando saran sulle pareti. Potranno individuarlo ed, al ritorno, dissetarsi. Chi invece scenderà di là, s'arrangi. Berrà l'acqua del Lago Gelato o, al massimo, delle Laures. Questo é un laghetto solo esclusivamente per gli Eletti!".
Ecco perché nessuno conosceva e conosce il "Laghetto della Parete Nord". Tutti gli altri, cartografi compresi, gli passeranno a latere ma non lo vedranno. Per lor sarà sol'un Lago Fantasma, frutto delle balle di chissà qual Fanfarone ...

Chamolé the Lake in the shape of Boot

Chamolé Loch into Pila Basin, under Black Head & Chamolé's Hill and over Chamolé Pastures


The Lake Chamolé know is under the Northern Side of Black Head and above the eponymous mountain pasture, located in a beautiful meadow in the woods. This gave the name to the lake, from the point of view of philology, it could mean for the Chamois and Lake Chamo to Lé, but it could also mean, with a greater effort of imagination, Tsa for Cha also Alp and Lé for Molé or Mouilée with the final Alpe Bathed by the waters of the Lake, who, with his emissary provides abundant resources to irrigate the extensive meadows. They sense both versions, but we lean to the first, especially for toponymic evidence of the past, where it was called Emilius Mount Chamosier or Berrio (which means Boulder or simply Stone) Chamosser. But with this we identified a whole area, such as incidentally to Monte Cervino meaning of the "Serva", ie the forest. Incidentally in ancient times had other things to do than think about climbing mountains. This factor was developed much later, from about '700, driven by wealthy people: Priests, Englishs, Naturalists, Nobles and Notables. But at that time the lake was Lake of Chamois, who went to drink cows, goats, sheep, sheepdogs, chamois and ibex (a little less) and also the "Beiciullet" (the youth pastor) and the "Beicciun "or" Baccan " (the main and old), that is, one who, recalling the herd in great voice, makes noise. All together. And sometimes we began a gunshot. Not for fun, as it is today, but because then the meat was prized commodity. Two chamois in more and in less than a cow to break down. Final Report: more meat and even milk and cheese. To be able to survive in the harsh Mountain Life. The water gave the lake, the Lake of the Chamois or Chamolé.
But with the onset of Alpinism (1810/1820 for this area) began the transit of hikers. Through the Chamolé, above the lake, crowds of young men and some young girl. Passed, in 1834, also fourteen Argentier Emilie, daughter of the Mayor of Aosta, accompanied by the famous Canon George Carrel, confirming what we said at the beginning, which, after this climb, he thought good to dedicate this to the same mountain, and from that day the "Peak of 10 Hours", the former Monte Pie, former Pic du Vallée, former Berrio Chamosier or Chamosser became, forever, Mount Emilius. I wonder if the girl had been the daughter of a farmer or a shepherd. Ah! These Priests, always Pimps and Opportunists. And where the dedication could not even a Pope (Pius X) was successful for a youngster in the early stages in the mountains. Power of Priest, Reverend, Abbots and Canons, and may even go over the head of a Pope. And there is no need of Approval of the Bishop!
But, back to us, we said of the hill. This is the gateway to the great Walloon of Arbolle and if you do not want to climb the dangerous narrows of the Comboé, hence must necessarily pass. Alp of Chamolé, Lake Chamolé Chamolé's Hill, a triad that will become a Poem in Memory for all Climbers and Hikers. Before passing only the pastors, or some isolated Hunter. And these only knew the lake, with their Herds and Flocks.
Our lake began to understand what was the Bella Vita. "Now, that is living. Turning, climb, descend, wander. To be alive and dynamic. Did not like me, who are forced to sit still here. Never a vacation, never a day off, never a day outside. Thousands From of years I have to take the water that Black Head sends me down, hold it and then send it in to the shepherds. Which lies! I almost do a different look. A Revolution! Instead of being round, as are all the lakes, I want to become "Different" and take the shape of a boot. A Boot of Mountain, so, at least ideally, I can take these guys in their climbs. want to be one of them and, at least virtually, do the same things they do. Incidentally, although I'm old, I have always maintained a Spirit Youth". Then turned into a beautiful lake in the shape of Mountain Boot, with the tip pointing towards Col Replan Northeast and the heel towards the Black Head. As if to turn them away, to want to make her understand that he was tired of doing his slave. And for free. When the climbers passed the Chamolé saw it from the top and immediately noticed its shapes, "Look at that strange line has the Chamolé's Loch. Really looks like a boot!".





Chamolè lake
 
Chamole  Lake; behind, Punta...
 
Old Images
 
Chamolè lake
 
Alpine Lakes in the Aosta Valley
 
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Il Lago di Chamolé trovasi sott'al Versante Settentrionale della Testa Nera e di sopra l'omonimo alpeggio, situato in bella prateria al limitar del bosco. Questa ha dato il nome al lago che, dal punto di vista della filologia, potrebbe significare del Camoscio per Chamo e del Lago per Lé; ma potrebbe anche voler dire, con uno sforzo maggiore di fantasia, Tsa per Cha e Bagnata per Molé o Mouilée con il conclusivo Alpe Bagnata dalle acque del Lago, che con il suo emissario fornisce abbondanti risorse per irrigare gli estesi prati. Hanno senso entrambe le versioni, ma noi propendiamo per la prima, soprattutto per i riscontri toponomastici del passato, dove l'Emilius era Chiamato Monte Chamosier o Berrio ( che vuole dire Sasso) Chamosser. Ma con questo si individuava una zona intera, come daltronde per Cervino che significa Monte della "Serva", ossia della foresta. Daltronde nei tempi antichi avevano ben altro da far che pensar di scalar montagne. Questo fattore si sviluppò molto tempo dopo, a partir dal '700 circa, sospinto da gente benestante: Preti, Inglesi, Naturalisti, Nobili e Notabili. Ma in quel tempo il lago era'l Lago dei Camosci, al quale andavano ad abbeverarsi vacche, capre, pecore, cani pastori, camosci e Stambecchi (un poco di meno) ed anche il "Beiciullet" (il giovane pastore) ed il "Beicciun" o "Baccan" (il principale o padrone, il più vecchio), cioè colui che, richiamando la mandria a grande voce, fà baccano. Tutt'insieme. E qualche volta partiva una schioppettata. Non per divertimento, com'ai giorni nostri, bensì perchè allora la carne era merce pregiata. Due camosci in più ed una vacca in meno da abbattere. Rendiconto finale: più carne ed anche più latte e formaggio. Per potere sopravvivere nella dura Vita di Montagna. L'acqua la donava il lago, il Lago dei Camosci o di Chamolé.
Ma con l'inizio dell'Alpinismo (1810/1820 per questa area) incominciò il transito degli Escursionisti. Tramite il Colle di Chamolé, al lago soprastante, frotte di giovanotti e qualche ragazzina. Passò, nel 1834, anche la quattordicenne Emilie Argentier, figlia del Sindaco d'Aosta, accompagnata dal celebre Canonico George Carrel, a conferma di quanto dicevamo in'apertura, il quale, dopo questa ascensione, pensò ben di dedicare questa montagna alla medesima; da quel giorno il "Picco delle 10 Ore", ex Monte Pie, ex Pic du Vallée, ex Berrio Chamosier o Chamosser diventò, per sempre, il Monte Emilius. Chissà se la ragazzina fosse stata la figlia d'un Contadino o d'un Pastore. Ah! Questi Preti, sempre Ruffiani ed Opportunisti. E dove la dedica non riuscì neppur ad un Papa (Pio X) ebbe successo per una giovincella ai primi passi in montagna. Potenza di Preti, Reverendi, Abati e Canonici; posson passare persin sopra la testa d'un Papa. E non v'é neppur bisogno del Benestare del Vescovo!
Ma, tornando a noi, dicevamo del colle. Questo costituisce la porta di ingresso al grande Vallone dell'Arbolle e, se non si vuole salire per la pericolosa strettoia del Comboé, da qui obbligatoriamente bisogna transitare. Alpe di Chamolé, Lago di Chamolé, Colle di Chamolé, una triade che diventerà una Poesia a Memoria per tutti gli Alpinisti e gli Escursionisti. Prima passavan solo i Pastori, o qualche isolato Cacciatore. E solo questi il Lago conosceva, con le loro Mandrie e Greggi.
Il nostro Lago cominciò a capir cosa fosse la Bella Vita. "Questo si ch'é vivere. Girare, salire, scendere, girovagare. Essere vivi e dinamici. Non come me, che son costretto a star fermo qua. Mai una vacanza, mai un giorno di ferie, mai un giorno di riposo. Da migliaia di anni devo prender l'acqua che la Testa Nera mi manda giù, trattenerla e poi inviarla sotto ai pastori. Che balle! Quasi quasi mi faccio un look diverso. Una Rivoluzione! Invece d'essere tondo, come son tutti i laghi, voglio diventare "diverso" e prendo la forma d'uno scarpone. Uno Scarpone di Montagna, così, almeno idealmente, posso accompagnar questi ragazzi nelle loro salite. Voglio essere un di loro e, almeno virtualmente, far le stesse cose che fan. Daltronde, anche se son vecchio, ho sempre mantenuto uno Spirito Giovanile". Si trasformò dunque in un bel lago in forma di scarpone, con la punta verso Nordest in direzione del Col Replan ed il tallone verso la Testa Nera. Quasi a girar le spalle, a voler farle capir ch'era stufo di fare il suo schiavetto. E gratis. Quando gli alpinisti passavano il Colle di Chamolé lo vedevano dall'alto e subito notavan le sue particolari forme: "Guarda che linea strana ha il Lago di Chamolé. Sembra davvero uno scarpone!"

Two Twin Arbolle Lakes, Walloon & Chamolé's Pass

Arbolle Refuge & two Lakes under the Chamolé Hill


They say Lake Arbolle but you should tell Lakes Arbolle, simply because they are two and not just one. The first, which is the largest and also the most known and popular (2496m), occurs right at the entrance of the walloon of, after descent from the wing Chamolé Pass (2641m), the second settles at once in great bend slightly higher (2497m), behind a promontory that also preclude the view from the hut of Arbolle (2516m), which opened in 1998. The first, or West Lake, is represented on maps with a surface extension almost triple compared to the second or Eastern, an emissary of the latter, no longer than forty metres, the "links" to the previous one giving the impression , erroneous, a single lake. In some years and in certain periods of the season the reservoir top, even if only slightly, greatly expands its size, so as to prevent the passage of direct and compelling to a wide circle on its Northern shore. At other times however the lake recedes, allowing you to go directly to "cut" the path n ° 14/18/TVC to get it back over the Eastern shore, where the emissary arrives and gaining a good quarter of an hour. This comes from the Ancient Glacier of Emilius, now, apparently, reduced to a miserable thing but still "alive in the belly" the earth, merging with the Glacier du Lac Gelé, at the foot of the Northern slopes of the three peaks of Red Point (3401m), with whom he formed the beautiful Lago Gelato (2957m). These waters, leaving the same, flow underground for a short distance, then continue along the valley flowing in the light of the sun and going to meet with groundwater from a mini lake (2838m), located at the base of the Western slope of the Pas du Valaisan (3210m). Together with another source under Col Garin (2815m, are groundwater from Lake Garin side Arpisson?) with clear water intake, all together they go to gather near the "Baraque des Pouleins" (2574m, or the little foals), and the ruins of "Modzon", an ancient shelter for steers. Near a branch also comes from the Lac de l'Echo (2702m), which in turn fed by a spring, which was created under the Col Ross (3091m) and the "Little Lakes of Boulders" (2943 m), just to the west of Lake Gelato. This map of the water, together with those of drainage coming from the watershed Garin Hill-Point of the Valletta-Mount Bellefaçe in the Southwest and those of the Trident de Comboé to the North, we give a precise picture, from the hydrogeological point of view, of the waters that flow into the Walloon long Arbolle. In practice, the Mom and Dad of our two lakes.
This research in the pedigree of our two lakes was necessary to understand their history, the real one. He told us "Cèteun" aka Celestino Lucianaz inhabitant Créton near our house, Shepherd of the "Modzons" also Steers in the ancient and now decadent Shelter Arbolle with a "veranda-porch" with tin sheet roof, the story of the twins. Narrated, offering a warm slice of "polenta & brossa" (dish and exclusive of the Valle d'Aosta-based corn flour mixed with a special milk processing) to us, soaked for snow ingested throughout the day, to return from Central Point of Punta Rossa (about 3395m), this particular story that nobody knows. Was the exclusive property of "Céteun", which many Summers there from grazing the "Modzons", earning him the loaf.
It seems that the twins, children of the same parents, grandparents and grandchildren of the same great-grandparents and great-great-grandparents better or less similar once they went okay. Everyone was pulling on his way right, one to the West and the other from there, but all in all there were disagreements, disputes or envy and jealousy, some small skirmish when the waters swelled and began to cross the boundaries of the property, but nothing more. There were no cries of strong arguments and the only item that ran in the walloon was that of Celestine, to call his steers from the drinking. Indeed not to do harm to no one sent them a little here and a little there to keep the harmony with both lakes. When rebelled problems? "When they got those "Badolas" of Tourists. Then women ..." So "Céteun" revealed the Arcanum. One day there came a beautiful blonde girl. Maybe Swedish, with blue eyes, like those of the two lakes. If they both fell in love: "But this is the Fairy of my Blue Eyes even more!", Exclaimed simultaneously. The Omelette was done. From that day did not look any more. Neither is talking. That of "above" had built a booth with a cape, taking refuge behind a bend; reluctantly threw in the waters of the "below", which took them as forced. But then dismissed down with a waterfall, so loud to Comboè almost disgusted by having to hold, even for a short time. The poor Celestine had tried to make peace. But to no avail. And, if you go to see, is it still so Today.
One hundred Men can get along with each other, but if you put a Woman ...





Mont Belleface-Testa Nera-Chamolé s Hill upon the junction between Arbolle s/Comboè s Walloons
 
Lago e Rifugio d Arbolle scendendo dalla Bassa di Garin
 
The lake of Arbole.
 
Punta Garin
 
Garin Pass-Pian Bessey-Valletta Point & Testa Nera over Arbolle Walloon 1978
 
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Dicon il Lago d'Arbolle ma si dovrebbe dire i Laghi di Arbolle, semplicemente perché son due e non uno soltanto. Il primo, ch'é il più grande ed anche il più conosciuto e frequentato (2496 m), si presenta subito all'ingresso dell'omonimo vallone, dopo la discesa dal Colle di Chamolé (2641 m); il secondo s'assesta subito dopo in una grande ansa di poco più elevata (2497 m), dietro ad un promontorio precludentene la vista anche dal Rifugio di Arbolle (2516 m), inaugurato nel 1998. Il primo, o Lago Occidentale, vien rappresentato sulle Carte Geografiche con una estensione di superficie quasi tripla rispetto al secondo od Orientale; un emissario di quest'ultimo, non più lungo d'una quarantina di metri, lo "lega" al precedente dando un'impressione, erronea, d'un unico lago. In determinati anni ed in certi periodi della stagione l'invaso superiore, anche se di poco, allarga notevolmente le sue dimensioni, tanto da impedir il passaggio diretto ed obbligando ad un largo giro sulla sua sponda Settentrionale. In altri periodi invece il lago si ritira, consentendo di proseguire direttamente "tagliando" il sentiero n° 14/18/TVC per riprenderlo oltre la sponda Orientale, là dove arriva l'emissario e guadagnando un buon quarto d'ora. Questo proviene dall'Ancient Glacier de l'Emilius, ormai, in apparenza, ridotto a ben misera cosa ma ancora "vivo nel ventre" della terra; fondendosi con il Glacier du Lac Gelé, posto ai piedi del versante Settentrionale delle tre cime della Punta Rossa (3401 m), insieme al quale formano il bel Lago Gelato (29567 m). Queste acque, uscendo dal medesimo, scorrono per breve tratto sotterranee; poi proseguono lungo il vallone scorrendo alla luce del sole ed andando a riunirsi con quelle sotterranee provenienti da un mini laghetto (2838 m), posto alla base del Versante Occidentale del Pas du Valaisan (3210 m). Insieme ad un'altra fonte sottostante il Col Garin (2815 m; sono acque sotterranee provenienti dal Lago Garin sul versante Arpisson?) con evidente presa dell'acqua, tutte insieme si vanno a riunire nei pressi della "Baraque des Pouleins", (2574 m, ovvero dei puledrini), e le rovine di "Modzon", antico ricovero per i manzi. Nei pressi giunge anche un ramo proveniente dal Lac de l'Echo (2702 m), a sua volta alimentato da una sorgente, che nasce sotto il Col Ròss (3091 m) e dal "Laghetto dei Macigni" (2943 m), subito ad Ovest del Lago Gelato. Questa mappa delle acque, insieme a quelle di scolo che provengono dallo spartiacque Col Garin-Punta Valletta- Mont Bellefaçe a Sudovest e quelle del Trident de Comboé a Nord, ci offrono un quadro preciso, dal punto di vista idrogeologico, delle acque che scorrono nel lungo Vallone di Arbolle. In pratica sono la Mamma ed il Papà dei nostri due laghi.
Questa ricerca nell'albero genealogico dei due nostri laghi era necessaria per fare comprendere la loro Storia, quella vera. Ci raccontava "Cèteun", alias Celestino Lucianaz abitante al Créton vicin a casa nostra, Pastore dei Manzi nell'antico ed oramai decadente ricovero dell'Arbolle con tanto di "veranda" e tetto in lamiera, la storia dei due gemelli. Narrava, offrendoci una calda fetta di "polenta e brossa (piatto tipico ed esclusivo della Valle d'Aosta a base di farina gialla mista ad una particolare lavorazione del latte) a noi, fradici per la neve mangiata ed ingerita durante l'intera giornata, al ritorno dalla Punta Centrale della Punta Rossa (3395 metri circa), questa storia particolare che nessun conosce. Era proprietà esclusiva di "Céteun", che colà da tante Estati pascolava i "Modzons", guadagnandosi la pagnotta.
Par che i due gemelli, figli degli stessi genitori, nipoti dei medesimi nonni e con bisnonni e trisavoli meglio o meno simili, andasser 'na volta daccordo. Ognun tirava dritto per la sua, una ad Ovest e l'altra di là, ma tutto sommato non v'eran stati screzi, diatribe od invidie e gelosie; qualche piccola scaramuccia, qualche baruffetta quando le acque ingrossavan e cominciavan a varcare limiti di proprietà, ma gnente di più. Non esistevan grida di forti litigi e l'unica voce che correva nella valle era quella del Celestino, per richiamar i suoi manzi dall'abbeveraggio. Anzi per non far torto a gnun li mandava un pò di qua ed un pò di là per tener l'armonia con tutt'il mondo. Quando insorsero i problemi? "Quando son arrivati quei "Badolas" dei Turisti. Poi le donne ..." Così "Céteun" svelava l'Arcano. Un bel dì arrivò 'na bella e bionda ragazza. Forse 'na Svedese, con gli occhi azzurri, come quelli dei due laghi. Se n'innamoraron entrambi: "Ma questa Fata ha gli Occhi ancora più Azzurri dei miei!", esclamaron simultaneamente. La Frittata era fatta. Da quel giorno non si guardavan più. Neppur si parlavan. Quello di "sopra" s'era costruito un separé con promontorio, rifugiandosi dietro n'ansa; gettava con riluttanza l'acque in quel di "sotto", che le prendeva poiché costretto. Ma poi le rigettava giù, con cascata, in modo fragoroso al Comboè quasi schifato di doverle tener, anche se per la breve. Il poero Celestino avea si cercato di far Pace. Ma inutilmente. E, s'andate a veder, é ancor'Oggi così.
Cento Uomin posson andar daccordo tra lor, ma se ci mettete 'na Donna ...

The Pond "Miracle" of the Pas du Valaisan

Il "Miracoloso" minilaghetto del Pas du Valaisan.


The "Miracolaous" Minipond of Pas du Valaisan.


Exists Valle d'Aosta a small lake miraculous, ie who knows fulfill Wonders & Miracles. And this is not a legend, but a true story. It depends, then, as one is able to interpret it.
Ve tell.
It was August 25, 1974, when arriving from Punta Rossa, after making the first ascent of the East Wall and its crossing of the three tips, The Roby and I go down to the "terrible" Pas du Valaisan I (3210 m) ; descend with caution being careful not to get us, one with the other, and arrive at the base stones on him. We are hungry, thirsty and tired. A day long and laborious. Even at night, rising to Pila, we had seen the Spaceship "Mother" of UFOs approximately 100 meters long, with eight portholes, and then exit from the wall had come off completely the soles of my boots "Munari Eiger", of the 1966. A nice Casino, but I came out of the dihedral Red IV, with socks off. Nevertheless, in the late afternoon of that day we were here late Summer. A providential pond I (2838 m greeted us. Had water so dirty and brown for soil, which come faveva disgust at the mere thought of being able to drink. Drank. The second problem was to put something under your teeth. My backpack was completely empty. But The Roby had a lovely tin of tuna and peas. I could think of Nobile's expedition to the Pole with the Red Tent. "Look how swollen is that little box. Not is that the case is suffering from botulism? ". The Roby looked at her with curiosity, turning his head this way and that, surprised and astonished. " Indeed it is precisely swollen. "So threw it with contempt, in the pond., and I stood on tip- feet, like Sylvester the Cat, I went to retrieve it. then I opened it and I ate it. Unfazed, in front of him. The Roby looked shocked: "But it has not gone bad?". "It may be, but if I have to die, I do not want to starve ... ". reproached me this impropriety for 40 years. And he does it again Today!.
The pond Valaisan had "regenerated", but Roby, who is an Unbeliever, turns with his head crooked again. Did not believe in miracles, and when I ask him:" But you have to tell the truth. The gunship, with the eight portholes, the view you or not ". Answers:" Ah! You made me do those raised at night, you made me see even UFOs. "Go to trust the Friends" ...
This is not Legend, but true Story!




The VALAISAN's PASS, by emilius


Esiste in Valle d'Aosta un piccol lago miracoloso, cioé che sa compiere Prodigi & Miracoli. E questa non é una Leggenda, ma 'na Storia Vera. Dipende, poi, come uno é capace di interpretarla. Ve la raccontiamo.
Era il 25 Agosto 1974, quando arrivando dalla Punta Rossa, dopo aver effettuato la prima salita della Parete Est e relativa traversata delle tre punte, Il Roby ed io scendiamo pel "terrible" Pas du Valaisan (3210 m); scendiam con cautela facendo attenzion a non tirarci, un con l'altro, sddosso pietre ed arriviam alla base. Siam affamati, assetati e stanchi. Una giornata lunga e laboriosa. Già di notte, salendo a Pila, avevam visto l'Astronave "Madre" degli U.F.O. lunga 100 metri circa, con otto oblò; poi all'uscita dalla parete s'era staccata completamente la suola dei miei scarponi "Munari Eiger", del 1966. Un bel Casin, ma ero uscito dai diedri rossi di IV°, con le calze fuoriuscento davanti e di fianco. Ciononostante nel tardo pomeriggio di quel giorno di tarda Estate eravam qua. Un provvidenziale laghetto (2838 m ci'accolse. Aveva acqua così sporca e color marron pel terriccio, che faveva venir il ribrezzo al sol pensar di berla. Bevemmo. Il secondo problema era quel di metter qualcosa sotto ai denti. Il mio zaino era completamente vuoto. Ma Il Roby aveva una bella scatola di tonno e piselli. Mi veniva in mente la Spedizione di Nobile al Polo con la Tenda Rossa. "Ma guarda com'é gonfia quella scatoletta. Non é che per caso é affetta da botulismo?". Il Roby la guardava con curiosità, girando la testa di qua e di là, sorpreso ed attonito. "Effettivamente é proprio gonfia." Così la gettò, con disprezzo, nel laghetto. M'alzai ed in punta di piedi, come Gatto Silvestro, andai a recuperarla. Poi l'aprii e me la mangiai. Impassibile, davanti a lui. Il Roby guardava allibito: "Ma non é andata a male?". "Può esser, ma se devo proprio morir, non voglio morir di fame ...". Mi rinfacciò sta scorrettezza per 40 Anni. E lo fà ancor Oggi!.
Il laghetto del Valaisan l'aveva "rigenerata", ma il Roby, ch'é un Miscredente", storge ancora la testa. Non crede nei Miracoli e quando gli chiedo: "Ma devi dir la Verità. L'Astronave, con gli otto oblò, l'hai vista o no?". Risponde: " Ah! Mi hai fatto fare di quelle levate notturne, che m'hai fatto vedere anche gli U.F.O.". Vai a fidarti degli Amici ...
Questa non é Leggenda, ma Storia vera!




The EAST WALL. The U.F.O.? There are disappeared into the night ..., by Camillo Roberto Ferronato

Lago Gelato or FROZEN LOCH

Lago Gelato or Frozen Lake in High Arbolle's Walloon, by Osw



Curtain III Emilius  Frozen Lake & G. Paradise Group 1976
 
Monte Emilius Group
 
From EMILIUS s SUMMIT VIEW to South  FROZEN Lake 1986
 


FROZEN LOCH


The Frozen Lake (2957m) is located at the Southern foot of Mount Emilius (3559m), and is powered by residues now almost underground and a few small snowfield, that resists until late summer at the surface, in addition the glace-snow at the base of Northern side of the Red Point (3401m) with its Lake Hat (3024m) send their waters in the same direction. It is a lake which he told me Giovanni Matteo "Agostino" Zulian of Luin-Brissogne, has always been covered with a blanket of ice and snow, even during the summer. For them, connoisseurs and visitors to the area, was a big surprise when it appeared in August 1957, with its deep blue and deep. With these features had never seen! Just a frame lingered on its eastern shore, as protected from the sun by a rounded rocky promontory to 3050 meters. Like right now. So the beginning of rising temperature has a very remote date of that given to us to believe. Today, the lake ice is not "more frozen" and stripped of winter snows in advance. Already at the beginning of July you can view it in its bright colors and so will last until the beginning of the winter season and beyond. Until Grandfather Winter decides to forcefully enter into play with its freezing temperatures So many visitors to Emilius along the "ridge of the Three Capuchins" will enjoy his features, but the Lago Gelato is also popular excursion end in itself.
At least from the time in which Grandfather Winter decided to run it again in the Hit Parade. In fact, the lake had become a sad, cold and almost abandoned. Indeed unknown. Those who passed were unaware even aware of its presence, as it was covered by white blanket that confused him with rocks and scree. He had become non-existent and only the best informed and the dowsers were known existed. Even the Emilius was very angry: he did not know where mirror. He consoled himself with the more distant Dessus Lake or Lac des Laures "Dzacquin", but the image appeared a little distorted and opaque. Listening to all these complaints, Grandfather Winter began to doubt that he had a little too much. It was true that at an altitude of almost 3000 meters you had expect very cold temperatures. However, in doing so, he understood that there had been shot in the foot. He had become obnoxious to everyone: "Already in the Val d'Aosta have six months fresh and you're cold. But as they become twelve cold!". Exclaimed in chorus tourists, trekkers and mountaineers who also, and yet, had to be adapted to the cold. It renounced to continue. It was a chorus of protests and soon, if not a Revolution, it was in prior Industrial Action. Grandfather Winter pondered what to do throughout the Winter of 56/57, then the Spring gave him the final blow. With all these explosions of colors, with all those everywhere who enjoyed life, made him feel even older than he was. He decided: "I hereby release the ice and snow. I want to become Sympathetic me too. But how?" He thought long, and then EUREKA! He had found the right Idea. Angering the Punta Rossa, usually already very nervous, almost exhausted, so much so that not a day passes without its cast stones and red hot downstairs. "Now provoke, to the point that it became even redder, indeed hot. Overheated. It is "light" to the fullest and with its warmth melt ice and snow. This Neurasthenic!" So he thought he did. Suddenly, in the space of a week of wrath, the Red Point did Hara-Hiri, grew angry and began throwing stones burning, everywhere. The Emilius, an old fox, sly watched from above. By dint of boiling stones, came to boil herself before she gave birth to the Lake Hat, then, taken by force erotic, stripped to Lake Gelato, which was neither frozen nor frozen, giving it a sensual, almost "horny". At least for a couple of months ...





CURT ... VIII Lochs always Lochs Very Frozen Loch 1977
 
<b><font color=green>EMILIUS</font ><font color=blue> W-SW, S-SW & SOUTH Faces</font> from <font color=blue>GELATO</font> also <font color=blue>FROZEN Lake</font></b>
 
The Spirit hovers about over Waters of Frozen Loch, 1976
 
WINTER EMILIUS 1975 to Great PARADISE Group
 
Lago Gelato or Frozen Loch <i>(2957m)</i> 1965
 


LAGO GELATO

Il Lago Gelato (2957 m) trovasi alle pendici Meridionali del Monte Emilius (3559 m), ed é alimentato dai residui ormai pressocché sotterranei e da qualche piccolo nevaio, che resiste fino a tarda Estate in superficie; inoltre il glacio-nevato alla base del Versante Settentrionale della Punta Rossa (3401 m) con il suo Lago Cappello (3024 m) inviano le loro acque in direzione del medesimo. Si tratta d'un lago che, come raccontava Giovanni Matteo “Agostino” Zulian di Luin-Brissogne, è sempre stato ricoperto da una coltre di ghiaccio e neve, anche durante la bella stagione. Per loro, conoscitori e frequentatori della zona, è risultata una grande sorpresa quando nell'Agosto 1957 è apparso con le sue acque color blù intenso e profondo. Con queste fatt