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Ettore Costantini
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Object Title: Ettore Costantini

Activities: Trad Climbing

 

Page By: luciano

Created/Edited: Mar 15, 2006 / Mar 15, 2006

Object ID: 181071

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Ettore Costantini

Ettore Costantini, "Vècio" per gli amici, nacque il 21 febbraio 1921 ad Ampezzo e morì il 5 giugno 1988. Il suo nome è inserito nell’elenco della "Società Scoiattolo" denominata poi "Società rocciatori e sciatori gli Scoiattoli" di Cortina d’Ampezzo fondata il 1° luglio 1939 assieme ad Albino Alverà Bòni, Luigi Ghedina Bìbi e altri. Condizione fondamentale per rientrare in questo gruppo è l’essere residenti nella valle d’Ampezzo ed essere un abile sciatore. Il moto "Uno per tutti e tutti per uno", sottolinea il valore dell’amicizia. Le ostilità nascono al di fuori del gruppo, e cioè con le guide anziane, che giudicano gli "Scoiattoli" degli scalmanati, ragazzi scavezzacollo capaci di distogliere i loro abituali clienti. Devono però ricredersi di fronte ai fatti, dando poi consigli tecnici, informazioni sulle vie o sul modo di superare determinati passaggi. I primi anni sono dedicati all’allenamento e a un’attenta conoscenza delle Dolomiti. La serie delle "prime" inizia nel 1941 e prosegue con intensità rinnovata anno dopo anno. Il 10 e 11 settembre 1941 Carletto Alverà Léte e Ettore Costantini Vècio ripetono la via Dimai-Comici della Cima Grande di Lavaredo, sesta ripetizione italiana e prima degli Scoiattoli. Raggiunto il bivacco, anziché piegare leggermente a sinistra e salire per i camini, i due continuano diritti per la parete, tracciando una variante di 6° grado, difficile ed esposta. Gli appassionati della montagna cercano l’emozione del 6° grado tracciando nuove vie con l’immancabile assistenza delle guide. Il 21 settembre 1941 Ettore e Albino Alverà Bòni effettuano la seconda ripetizione della via Franceschi delle Cinque Torri, già percorsa nel 1938 da Carletto Alverà con Orazio Zardini, i primi ad aprire vie di estrema difficoltà sulle crode ampezzane. La via Julia sulla Tofàna, la direttissima delle Cinque Torri, Col Rosà, Pomagagnòn e il Pilastro di Ròzes, le verticalità più accentuate delle Dolomiti, le pareti senza fine e tanti altri baluardi insuperabili sono entrati nell’immaginario collettivo e nella leggenda epica dell’alpinismo. L’amicizia veniva prima di tutto, l’antagonismo un gioco. Luigi Ghedina raccontava che il 29 giugno 1942 assieme al Vecio arrampicò sul Torrione Zesta della Tofana di Mezzo. Tracciarono un 6° grado di cui si sentirono fieri. Glielo riferirono agli amici Albino Alverà Bòni e a Romano Apollonio Nàno. Scoppiarono tutti a ridere quando seppero che anche loro due li cercavano per dire la stessa cosa: avevano aperto contemporaneamente un’altra via sulla parete Est del Popèna Basso con le stesse difficoltà.


Dopo l’8 settembre 1943 Ettore Costantini, esonerato dal servizio militare per un incidente d’infanzia, stava lavorando sull’Alpe di Siusi alla costruzione di una teleferica. Venne catturato dai Tedeschi e imprigionato per qualche giorno. Lì incontrò il mitico Tita Piaz incarcerato da nove mesi per le sue idee antifasciste. Il 7 ottobre troviamo gli Scoiattoli ancora sulle montagne di Cortina. Ettore Costantini, Ugo Illing Manni, Luigi Ghedina Bibi, Claudio Apollonio e Luigi Menardi Igi salgono alla Punta Anna, m. 2731 sulla Tofàna per la parete est, 300 metri di 4° grado in 4 ore e 3 chiodi. Il 13 luglio del 1944 il Vècio e il Nàno tracciano sul Pilastro della Tofàna di Ròzes una via che in seguito sarà seguita da migliaia di scalatori. Quella immensa parete di roccia divenne punto di riferimento importante ed ambito oggetto di desiderio per tanti amanti dell’alta montagna.. Nel 1948 la Rivista del CAI pubblicò la relazione di Romano Apollonio: "Dopo dieci minuti di riposo, eccolo di nuovo al lavoro: oltre il tetto la roccia è liscia. Vi è un solo buco, dove il Vecio appoggia un chiodo, senza neanche batterlo e vi aggancia una staffa e sparisce oltre il labbro del tetto. Ad un tratto, sento la sua voce angosciata: "Attento! Saldo!" Stringo spasmodicamente la mano attorno alla corda ed aspetto lo strappo, forse fatale per entrambi. Invece, nulla. Poi sento la sua voce più calma: "Molla tutto!" e le corde scorrono per un paio di metri. Mi grida di essere sotto un secondo tetto, però più facile del primo. Non so dire quanto aspettai lì fermo. Sentivo solo il battere del martello. Dopo un paio di ore, sento il Vecio gridare, ma non afferro una parola. Vedo solo che tira le corde. Mi preparo a partire. Non voglio descrivere quello che provai nel superare i due tetti, ma dirò solo che, quando raggiunsi il Vecio, ero affranto dalla stanchezza, così da non poter neppure parlare. Ma, intanto, il tratto chiave della salita era, probabilmente vinto". Il Vècio raccontava che durante la salita più volte rischiò di cadere e soffrì una sete terribile; per farla passare masticarono ciuffi di muschio umido; "quello che ci ha salvato davvero è stato un temporale di grandine che, ormai in vetta, ci ha permesso di bere un po’".

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CharlesShame I can´t read this

Charles

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It´s a shame I can read this, my fault though I´ve always wanted to learn Italien.

Ciao

Charles
Posted Mar 19, 2006 7:11 pm

lucianoEttore Costantini

luciano

Hasn't voted

Hy Charles,
Wait, for now there's only the italian version but in a little time you can find the english version. By.
Posted Mar 20, 2006 7:44 am

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