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Giusto Gervasutti (Italian Version)
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Giusto Gervasutti (Italian Version)

 
Giusto Gervasutti (Italian Version)

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Object Title: Giusto Gervasutti (Italian Version)

 

Page By: Rustichelli

Created/Edited: Mar 6, 2006 / Mar 9, 2006

Object ID: 178927

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Breve biografia

Giusto Gervasutti “il fortissimo” (1909-1946)  
Gervasutti route
Pic Adolphe

 
Ailefroide Occidentale
Ailefroide

Nacque a Cervignano del Friuli il 17 aprile 1909, nel 1931 si trasferì a Torino per gli studi universitari. Già esperto dell' arrampicata su calcare si adattò rapidamente al granito e all' alta montagna delle Alpi occidentali pur continuando una intensa attività dolomitica tra cui ricordiamo la Solleder al Sass Maor con G. Boccalatte e con L. Devies la difficile Solleder alla Civetta. Seppe fondere in questo modo l'abilità su roccia degli arrampicatori dolomitici con la conoscenza dell' alta montagna dei ghiacciatori occidentali realizzando scalate fino ad allora impensabili. Divenne così tra gli anni 30 e 40 una figura di rilievo dell'alpinismo europeo ed arrampicò con i nomi più noti dell'epoca con i quali salì le più difficili e ambite pareti delle Alpi occidentali. In Delfinato con L. Devies nel 1934 la Parete NW del Pic d' Olan, nel 1935 la Cresta Sud del Pic Gaspard e nel 1936 la Parete NW dell' Ailefroide Occidentale.
Fu particolarmente attivo nel Monte Bianco dove oltre alla prima ripetizione della Cresta Sud dell' Aiguille Noire de Peuterey partecipò alla "corsa alle Jorasses" prima con Piero Zanetti e poi con Renato Chabod. Nel 1935 inseguendo la cordata dei tedeschi M. Meier e R. Peters realizzò la seconda ascensione dello Sperone Croz. Ancora nel Bianco con Gabriele Boccalatte salì lo Spigolo SW del Pic Gugliermina (1938) e con Paolo Bollini della Predosa nel 1940 l' inviolata parete Sud del Monte Bianco per la Via del Pilone Nord del Freney. Tuttavia l' ascensione che lo consacrò alla storia dell' Alpinismo fu la salita della difficile e selvaggia Parete Est delle Grandes Jorasses con Giuseppe Gagliardone nel 1942 (svolta tra l' altro in veste di Ufficiale degli Alpini e in circostanze fortunose nelle pieghe della 2° Guerra Mondiale). Giusto Gervasutti mori' il 16 settembre 1946 al Mont Blanc du Tacul durante un tentativo di scalata, interrotto dal maltempo, dello Sperone che oggi porta il suo nome, precipitando nel tentativo di risalire una doppia incastrata.
Nel 1945 pubblicò la propria biografia nel libro "Scalata nelle Alpi", un classico della letteratura alpinistica (edizioni CDA Vivalda)
 
gervasutti
 















DIDASCALIA FOTO
“Tutto quello che mi circondava, immobile e fermo, era assente. E allora mi sorse di nuovo istintiva la domanda:”Perchè?”. La risposta non venne e forse non verrà mai”



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Breve brano tratto dal suo libro

 
Rigth Pillar or North Pillar
Sud Monte Bianco
 
Gervasutti route
Est Jorasses

 
Gervasutti route
Est Jorasses
 
Grandes Jorasses, north face...
Nord Jorasses Via dei Tedeschi 4a

"Per quest’anno le Dolomiti non ci attirano più. Eppure, scendendo con la macchina da Forcella Staulanza, sentiamo il dolce invito dei prati sotto i neri abeti, tutti colorati di lavanda in fiore; e Cortina d’Ampezzo, da dove ripassiamo per prendere il bagaglio, è tutta piena di gente chiassosa e felice, almeno sembra. Dormiamo una notte e ripartiamo. Per pranzo siamo a Bolzano, e verso le due dopo mezzanotte arriviamo a Torino. Rimettiamo a posto l’equipaggiamento e ripartiamo per la Svizzera. Passiamo sul Lago Maggiore: Arona, Stresa, Baveno. Nella corsa tra i ridenti paesi, sulla strada dominata dai giardini fioriti, ritorna l’invito. Gruppi di fanciulle nei leggeri vestiti multicolori, idealizzate dalla corsa veloce che permette di afferrare solamente la prima fugace impressione, candide vele che solcano il lago leggermente increspato accendono il richiamo dei luoghi incantevoli. Perchè non ci arrestiamo? Che cos’è quest’ansia di andare vertiginosamente di luogo in luogo come alla ricerca di un bene perduto? Quest’angolo di paradiso si presenta come un porto accogliente alla nostra nave travagliata dalla tempesta. Nel porto ci sono certamente sicurezza, comodità e tante altre cose che sono care a ogni comune mortale, ma la nave ha già nuovamente la prora verso il mare aperto, verso il gran vento delle bufere...
Dopo Domodossola, mentre ci addentriamo nella valle aspra e dirupata che conduce al Sempione, ci scambiamo le reciproche impressioni che il contrasto tra i due mondi suggerisce. Pian piano l’ombra invade la valle e le ultime melanconiche luci scompaiono ad una ad una dalle vette. Passiamo il confine in silenzio e giungiamo a Gondo, dove contiamo di pernottare, che è già notte. L’aria frizzante che scende dai vicini ghiacciai ci ravviva lo spirito. Domani, o presto, la piccozza vibrata nel pugno spazzerà come il vento tutte le ubbie del pensiero."

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